A Crotone fa caldo? Chiesti allo Stato 446 milioni

Gelate d’inverno e siccità d’estate: la Calabria pretende risarcimenti per l'eccesso termico&quot; che l’ha colpita. L'Emilia reclama 273 milioni: poche piogge. Udine vuole rimborsato un fulmine. Così le Regioni battono cassa a Roma. <a href="/a.pic1?ID=278976" target="_blank"><strong>Per il terremoto dell'Irpinia dell'80 abbiamo già sborsato 32 miliardi
</strong></a>

da Roma

D’ora in avanti per indicare qualcuno o qualcosa dagli effetti nefasti, nessuno si azzardi più a dire «fa più danni della grandine». L’invito è a correggere l’affermazione cambiando lo strumento. È a usare da domani «fa più danni dell’eccesso termico». Sacrosanto, specie se vi trovate in Calabria.
Quella che ha l’aria di una boutade di fine luglio, però nei fatti è qualcosa di molto serio. La questione è legata agli indennizzi per gli agricoltori in caso di eventi naturali imprevedibili, un risarcimento previsto da una legge del 1970 che ha istituito il Fondo di solidarietà nazionale, per promuovere interventi di prevenzione e di soccorso nelle aree colpite da calamità naturali o da altri cataclismi eccezionali.
Lo scopo è quello di favorire la ripresa e la produttiva delle imprese danneggiate, insomma una prima mano per «riavviare la macchina» e tamponare la perdite economiche degli agricoltori.
Il caso singolare, che il quotidiano Italia Oggi ieri in edicola evidenzia, è quello legato alla Calabria. Ebbene, spulciando tra le richieste di risarcimento, o meglio, di accesso al Fondo, si scopre che nella regione guidata da Agazio Loiero nel 2007 deve aver fatto davvero molto caldo, un «eccesso termico» appunto tale da produrre danni a dir poco considerevoli. Che sommati a quelli causati da una tromba d’aria e da alcune gelate ad inizio 2008 hanno portato l’amministrazione a chiedere allo Stato ben 446 milioni di euro (e spicci) di risarcimento. Più o meno simili a quelli, ricorda Italia Oggi (e come non essere d’accordo) prodotti da un terremoto.
Per capire ancora di più, bisogna spiegare che il Fondo prevede l’assegnazione dell’ammontare in maniera proporzionale (e fissa) alla richiesta effettuata dalle regioni. Questo significa che più alto sarà il danno quantificato (e comunicato), maggiore sarà la percentuale e di conseguenza la cifra a cui si avrà diritto.
Detto questo, una cosa sono le richieste e un’altra le disponibilità. Perché per tutto il 2008 e per tutte le regioni, il Fondo prevede una dotazione di appena 48,151 milioni di euro. Tradotto in ottica calabrese, significa che a Loiero andrà circa il 31,6% del totale, pari a poco più di 15 milioni e 200 mila euro.
Ma non è poi così diversa la situazione nelle altre regioni italiane. Un po’ a sorpresa, scopriamo che l’Emilia Romagna ha dichiarato danni per quasi 273 milioni di euro, dovuti in gran parte alla siccità che si è abbattuta sulla regione tra l’ottobre 2006 e il settembre 2007.
Per il gioco delle percentuali, il governatore Vasco Errani potrà così iscrivere in bilancio poco più di 8 milioni e 600 mila euro. Un fenomeno che però, fa notare il quotidiano, non sembra aver particolarmente interessato le contigue Marche e Toscana. Anzi, la terra di Dante pare sia stata toccata, nell’aprile scorso, solo da una tromba d’aria che ha causato guasti e rotture per 130 mila euro. Meglio così, anche perché il risarcimento sarà di appena 5000 euro, cioè lo 0,01 del totale. Ancora più fortunate le Marche che non hanno avanzato nessun tipo di pretesa.
Ma non a tutti è andata così. Perciò se, singolarmente, in mezzo alle richieste di risarcimento del Veneto per piogge e alluvioni ce n’è una, più o meno nello stesso periodo, per siccità, la Sicilia sale sul terzo gradino del podio. Tra giugno e agosto dello scorso anno succede un po’ di tutto, tra venti sciroccali ed eruzioni dell’Etna che provocano danni per quasi 192 milioni di euro, cioè il 13,65 del totale.
In questo caso, a finire nel paniere del presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo, saranno un po’ più di 6 milioni e mezzo.
Il provvedimento che prevede l’erogazione degli importi, superato lo scoglio della conferenza Stato Regioni, sarà diramato a breve. Con alcune critiche, nella specie, relativamente al «divario tra entità dei danni denunciati dalle regioni e risorse disponibili». Seguite dall’invito alle amministrazioni ad integrare il Fondo con proprie risorse.
Il tutto con una anomalia. La quantificazione dell’entità del danno è prerogativa delle Province che fanno le istruttorie. La palla poi passa a Regioni e ministero delle Politiche agricole. Senza però nessun ente «terzo» chiamato a fare una verifica sull’effettività delle dichiarazioni. Che se «maggiorate» ad arte si tradurrebbero in un gettito indebitamente ottenuto. Certo, ci sono calamità capaci di mettere in ginocchio regioni intere e obbligano gli enti locali a sborsare cifre da capogiro. Ma quando si chiedono fior di risarcimenti per un fulmine o per un vento di scirocco, spira aria di doppio gioco.