Crozza, il lato comico della Cina

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Paola Setti

Non solo il lato oscuro del chi paga per chi. C’è anche il lato comico, nella missione in Cina di Regione più Teatro Carlo Felice più Comune più Autorità portuale e via così contando fino a duecento. Si chiama Maurizio Crozza, è genovese, fa il comico, appunto, un po’ alla Beppe Grillo.
Ha una trasmissione su La7, «Crozza Italia», e ha pensato sarebbe stata una buona idea inserire nelle prossime puntate un diario cinese. Non è stato il caso. A Genova, tanto più nella Genova che conta, e la Genova che conta quasi sempre è di sinistra, nulla o quasi accade per caso. E infatti Crozza l’idea l’ha avuta una sera a cena a casa di Burlando. Come c’è arrivato alla presidenziale tavola? Amicizie comuni, si può supporre. I testi di Crozza, per dire, li scrive Vittorio Grattarola, ex assessore all’Urbanistica del Comune, noto architetto genovese, quello della Fiumara e dell’ipermercato Coop Aquilone a San Biagio, tanto per citarne due. La regia dei suoi spettacoli, poi, Crozza l’ha affidata a Giorgio Gallione, quello del teatro Modena, lo stesso teatro la cui sala Mercato fu progettata proprio dallo studio Grattarola associati&partners.
Una squadra, Crozza-Grattarola-Gallione, unita, anche e non è un mistero, dal comune sentire politico. Tutti e tre, per dire, sono promotori dell’associazione culturale Maestrale, quella costituita e presieduta da Burlando, che si propone quale luogo di riflessione, elaborazione e confronto sullo sviluppo di Genova e della Liguria, senza naturalmente far mistero di guardare là dove l’Ulivo guarda. Il guardarsi a vicenda è tale che, appena nata, l’associazione finì in un pasticciaccio brutto: la società Genova 2004 concesse il logo della Capitale europea della cultura alla visita di Romano Prodi a Genova organizzata da Maestrale, era il 9 gennaio 2004. Scoppiò il putiferio, l’amministratore delegato Enrico da Molo rischiò il posto anche se poi restò al suo posto, ma questa è un’altra storia.
Adesso c’è Crozza in Cina. In Cina c’è anche il Carlo Felice. Il teatro metterà in scena il Barbiere di Siviglia. Anche Crozza lo mise in scena, in piazza Matteotti. Lo infarcì di battute contro l’allora premier Silvio Berlusconi, la metà andarono perse perché l’audio non funzionava. Il pubblico protestò, chissà se per quello che aveva sentito o per quello che non aveva sentito. Il sovrintendente Gennaro Di Benedetto ammise che si sarebbe potuto far meglio. Altri tempi. Oggi forse direbbe che il Barbiere di Siviglia logora chi non ce l’ha.