Crozza sbeffeggia Bossi jr. Ma il «cartellino rosso» è del Pd

Renzo «la trota» tace. Papà Umberto pure. La difesa del figlio del Senatùr, bocciato per la terza volta all’esame di maturità e sbeffeggiato da uno straripante Maurizio Crozza (nella foto) l’altra sera a Ballarò, insospettabilmente e non troppo pacatamente arriva da casa Pd. Niente paura, non è la prima apertura del partito all’alleanza con la Lega consigliata da Sergio Chiamparino. Più banalmente, al Pd sono saltati i nervi. Dopo mesi di dissacrante ironia da parte del comico genovese sul baratro «democratico», la goccia che ha fatto traboccare il vaso certo non è l’attacco al Bossi jr, più probabile sia stata l’intervista, un paio di sere prima, di Massimo D’Alema a Crozza Italia, con il nemico interno numero uno di Walter Veltroni a dire cose tipo: «Non voglio guidare il Pd. Ma se qualcuno pretende di mettermi zitto, questo no». Troppo, per un partito che fin dalla nascita ingoia nervosamente secchiate di scomoda satira. Veltroni lancia il Pd? Crozza lo mette allo specchio del «partito ma-anchista: potete provarlo ma anche no». Il Pd fa opposizione su Alitalia? Crozza canta il «Colaninno amoroso» evidenziando la stortura di Colaninno padre nell’operazione e di Colaninno figlio ministro ombra allo Sviluppo del Pd. Il segretario riempie il Circo Massimo? Crozza gli ruba la scena così: «Amici democratici, qui siamo due milioni e mezzo. Ed è a questi italiani che io voglio fare una domanda serenamente e pacatamente: “Ma dove cazzo eravate il giorno delle elezioni?”». Così, l’altra sera il capo ufficio stampa del partito, Piero Martino, non ha nemmeno aspettato di dormirci su, premendo l’acceleratore subito dopo Ballarò: «Ho visto con sorpresa e indignazione il “numero” di Crozza. Che satira è quella di chi attacca un ragazzo, figlio di un esponente politico, per far ridere gli ospiti? A questo si è ridotto il povero Crozza?». Cartellino rosso.