Crozze e molluschi

Maurizio Crozza è un gran paraculo. Non è un satiro: è un comico. La satira va contro il potere, il comico deve solo far ridere. Piacere a Berlusconi e a Veltroni è il successo di un comico, ma è la doppia sconfitta di un satiro. Crozza è attentissimo: ogni suo squilibrio fa parte di un equilibrio. Anni fa, nell’ottobre 2003, fui invitato alla trasmissione La grande notte di Raidue, condotta da Gene Gnocchi. Non era in diretta, e a un certo punto Crozza imitò Igor Marini (ricordate?) che in quei giorni era in galera. Comunque sia andata, era in carcerazione preventiva: e la satira su un presunto innocente io non l’avevo mai vista. Quando toccò a me, perciò, feci una piazzata spaventosa e nello studio cadde il gelo, con Gene Gnocchi palesemente imbarazzato. Più tardi, a casa, mi telefonò Maurizio Crozza con il cappello in mano: mi disse che aveva sbagliato e che l’imitazione non l’avrebbero mandata in onda; mi chiese di non farne parola con nessuno e soprattutto di non scriverne. Un tono strisciante che invero mi colpì: mi fece così pena da farmi rinunciare al pezzo che avevo preannunciato al Giornale. Lo spezzone non andò in onda e nessuno ne seppe niente. Oggi, quando rivedo Crozza tutto burbanzoso, so che è lo stesso uomo.