Cruciani, pieno di ordini e agosto al lavoro

In più di cento sono stati richiamati in azienda dal successo dell’estate, «Il braccialetto quadrifoglio» Cruciani, all’origine di una valanga di richieste. Non c’è voluto molto per convincere i dipendenti: «Erano contenti, perché si sentono parte di un successo che in prima persona, dopo anni con noi, hanno contribuito a realizzare», spiega il fondatore della Cruciani, Luca Caprai (nella foto). Non stiamo parlando di un ritrovato tecnologico, ma di un accessorio che incarna in sé, simbolicamente, tutti i valori del made in Italy insieme al capitale umano che ha contribuito a idearlo e a produrlo.
Creatività, una storia di facile appeal come il mito del quadrifoglio portafortuna, l’utilizzo di materiali di altissima qualità e l’esperienza di una piccola azienda da sempre fornitrice di grandi marchi per la maglieria di lusso. Infine, un ottimo rapporto qualità prezzo e un tam-tam tra utilizzatori che ne ha alimentato la caccia.
I braccialetti quadrifoglio in pizzo macramè con 30 varianti di colore in pochi giorni sono diventati il must have della stagione. La prima a indossarli è stata Federica Panicucci aprendo la strada a un esercito di appassionati. L’idea che ha «rovinato» le vacanze ai dipendenti della Cruciani ha portato in cassa risultati di rilievo: 120mila braccialetti venduti, di cui 40mila solo nella boutique di Forte dei Marmi, e un portafoglio ordini di oltre 1 milione di pezzi, «ma stiamo ricevendo ogni giorno decine di richieste da ogni parte del mondo e tutta la produzione 2011 è già stata prenotata», ricorda Caprai. Che aggiunge: «Il 26 agosto la boutique di Forte ha venduto 2.237 pezzi; non abbiamo potuto chiudere il negozio fino all’una di notte per accontentare tutti quelli che erano in fila». Oggi la Cruciani, fiore all’occhiello della maglieria italiana, in Toscana dà lavoro a 105 dipendenti, prevede di chiudere il 2011 con un fatturato di 18,5 milioni, con una crescita del 75% rispetto al 2008, anno di inizio ufficiale della crisi internazionale.
I braccialetti sono venduti in Italia al prezzo di 5 euro, «uno sforzo importante che funziona da ottimo deterrente per le imitazioni made in China», spiega l’imprenditore. Un successo che dalla Toscana ha già invaso le boutique di mezzo mondo e che ha un «segreto» nascosto tra le voci di bilancio dell’azienda: 1,4 milioni spesi nel 2011 in ricerca e sviluppo; ogni anno l’8 o il 9% del fatturato è dedicato alla ricerca di nuovi prodotti. Un consiglio ai colleghi imprenditori del made in Italy? «Da buoni italiani - osserva Caprai - bisogna aumentare gli sforzi proprio quando la crisi ci insegue».