La Via Crucis di Benedetto XVI: «Il nostro Dio non è lontano»

Roma - «Il nostro Dio non è un Dio Lontano, ma ha un cuore e un cuore di carne per soffrire con noi». Con queste parole Benedetto XVI ha concluso la Via Crucis al Colosseo. «Seguendo Gesù nella via della sua passione – ha detto – ci fa vedere tutti i sofferenti di questo mondo e ci aiuta a vedere col cuore». La croce, portata dal Papa nella prima e nell’ultima stazione, è passata di mano in mano, da una famiglia romana a una giovane cinese a un giovane angolano.
Una delle meditazioni della Via Crucis scritte dal biblista Gianfranco Ravasi è stata dedicata alla condizione femminile e alla difesa delle donne «umiliate e violentate». E ieri pomeriggio, durante la solenne e suggestiva liturgia della croce, in San Pietro, hanno attirato l’attenzione le parole del predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, il quale ha auspicato che si apra «finalmente per l’umanità un’era della donna: un’era del cuore e della compassione». L’omelia di Cantalamessa, tenuta alla presenza di Benedetto XVI, ha esaltato le donne che hanno accompagnato Gesù sulla croce, «le uniche che non si sono scandalizzate di lui», le uniche ad aver «assimilato lo spirito del Vangelo».
«Da ogni parte emerge l’esigenza di fare più spazio alla donna», di liberarla da «antiche soggezioni», ha detto il frate predicatore, precisando, con un velato accenno al Codice da Vinci, che i cristiani non credono che «l’eterno femminino ci salverà». Certo, spiega Cantalamessa, anche la donna ha bisogno della redenzione di Cristo, «ma una volta redenta e liberata, sul piano umano, da antiche soggezioni, la donna può contribuire a salvare la nostra società da alcuni mali inveterati che la minacciano, violenza, volontà di potenza, aridità spirituale...». A condizione, ha spiegato, che la donna rimanga se stessa e non cerchi di «trasformarsi in uomo», come predicavano gli gnostici, o «minimizzare la differenza dei sessi, riducendola a un prodotto della cultura», come ha fatto la femminista Simone de Beauvoir. La grandezza delle donne sta nel loro cuore, come dimostra la passione di Gesù. «Una cosa è certa – ha detto ancora Cantalamessa – in ogni caso furono degli uomini, non delle donne» a volere la morte di Gesù. Il predicatore della Casa pontificia ha infine citato positivamente anche l’ultimo film di Ermanno Olmi Cento chiodi, rievocando la scena in cui il regista fa inchiodare simbolicamente al pavimento i preziosi volumi di una biblioteca e fa dire al protagonista: «Tutti i libri non valgono una carezza». Prima di lui, ha sottolineato Cantalamessa, San Paolo «aveva scritto: la scienza gonfia, l’amore edifica».