Il crudele mondo di terroristi e agenti segreti

«Nel 1984 Marco è sveglio, alto e grosso, ha 26 anni e in testa un sogno: diventare lo spione. Discutibile, si dirà, ma i gusti sono gusti. Per lui entrare nei Servizi è un po’ diventare un patriota». Lo «spione», che all’anagrafe fa Marco Bernardini, lavorerà per il Sisde tredici anni, vivrà da infiltrato, farà pedinamenti e rilievi sempre o quasi sempre sotto copertura, fino a quando sarà messo alla porta con tanti ringraziamenti. La sua vicenda è ora raccontata dal giornalista Emilio Randacio in Una vita da spia (Bur, pagg. 175, euro 9,50, prefazione di Piero Colaprico).
Ma va da sé che intelligence e trame occulte non sono solo legate al Belpaese. Per averne un’idea basta dare una scorsa al libro di Zaki Chehab: Hamas. Storie di militanti, martiri e spie (Laterza, pagg. 288, euro 18, trad. F. Galimberti) è probabilmente il più aggiornato studio sul «movimento di liberazione palestinese». Chehab ne racconta la storia dalla fondazione, nel 1978, fino alla vittoria nelle elezioni del 2006, dimostrando come la sua azione non è solo basata su attentati e rivendicazioni.
Più specifico e dettagliato è Alqaeda.com (Bur, pagg. 283, euro 9,80). In cui Guido Olimpio svela un sistema epidermico e accessibile a tutti, dove, grazie a un semplice pc collegato in rete, jihadisti in erba possono essere addestrati e indottrinati, con l’aiuto di «007 digitali, hacker spietati e cyber poliziotti». Il risultato è «una sottocultura in perenne ebollizione, dinamica, indecifrabile, mutante, racchiusa in gran parte su Internet e senza un’apparente gerarchia». Se la tecnologia avanza, il terrorismo non resta di certo a guardare.