Crudeli racconta il Milan Vent’anni da «pasionario»

Lo vedi in tv, quando sbraita e diventa cianotico mentre commenta le gesta del suo adorato Milan, e inevitabilmente pensi: «Quell lì l’è minga bon de scriv on liber». E invece, eccoti comparire sugli scaffali delle librerie «Crudelmente Milan», la prima fatica «letteraria» di quel giornalista-ultrà del Tiziano Crudeli. L’opera prima di questa icona vivente del tifo milanista, dopo 61 anni di anagrafe e 40 e passa di professione giornalistica, metà dei quali dedicati alla «passione rossonera» (come recita appunto il sottotitolo del libro, edito dalla Giunti per la collana «Libri di Sport»).
«È vero, in tutto questo tempo avrei potuto scriverne chissà quanti - ammette l’autore - ma fondamentalmente sono un pigro e questo mi limita. Stavolta però ci sono riuscito, e mi sono divertito così tanto a scrivere questo libro che non escludo di provarci ancora». Anche perché la penna è discreta, il vocabolario appropriato, il nozionismo curato e preciso in ogni dettaglio. In più, acquistandolo, si fa pure un’opera buona, poiché i proventi del libro verranno interamente devoluti alla onlus «Fondazione Milan».
Tiziano non rappresenta né il prototipo del giornalista sportivo tradizionale e neppure quello del tifoso milanista tout-court, Crudeli travalica entrambe queste categorie, perché l’ardore, l’amore viscerale e totalizzante verso la sua squadra del cuore fanno di lui un personaggio unico, sia dal profilo professionale che da quello del supporter: nelle 347 pagine super-patinate ed eleganti del libro (corredate da bellissime foto e rilegate dentro una copertina che non potrà non piacere a quanti sono cresciuti col mitico Subbuteo), il baffo tv più conosciuto dopo quello dell’omino Bialetti racconta la sua vita intrecciandola a quella del Milan, ma non lo fa col piglio del narratore routinario, bensì dell’innamorato chiamato a palesare per iscritto i propri sentimenti verso l’amata.
La penna con cui vengono descritti episodi, personaggi e storie (che iniziano «dal fondo», la retrocessione in B dell’82 e si concludono, purtroppo, con la «tranvata» dell’Ataturk) viene intinta ogni volta nel calamaio delle emozioni e della passione, rendendo così il libro un originale canto d’amore, traboccante di gioie, veri e propri orgasmi di tifo (non mancano neppure le cronache, minuto per minuto, dei match più memorabili), ma anche di pianti e frustrazioni come solo un tifoso doc del Diavolo saprebbe descrivere.