Cruz-Crespo la coppia gol che all’Inter non ha futuro

Contro la Reggina per la prima volta assieme solo perché Ibra è squalificato

Riccardo Signori

L’Inter ci prova con i suoi re del gol. Cruz e Crespo segnano più di tutti e a media da scudetto. Una rete ogni 76 minuti Cruz, una ogni 176 Crespo. Oggi non possono far cilecca. Prima volta insieme, coppia forse senza futuro perché Ibrahimovic è sempre pronto alle spallate per farsi largo e Adriano oggi ritroverà posto in panchina in attesa di tempi migliori. Parte la settimana che farà da stella cometa a quest’Inter piena di voglie e di pretese. Tutti l’aspettano con il sorrisino sghembo sulle labbra. Come capita a chi dà fastidio, a chi vien temuto, a chi vorrebbe vederla cadere nel tranello di un’altra stagione da buttare.
Reggina e Sporting Lisbona rappresentano il trampolino dal quale ripartire senza problemi e senza assilli. Inter che dovrebbe sentirsi più sicura di sé, ora che Adriano sta cercando la forma, Cambiasso è pronto per tornare (oggi il dubbio è tra panchina e tribuna), il centrocampo sta riassaporando la possibilità di alternative (dovrebbe star fuori Vieira, diffidato come Dacourt). Inter che strizza l’occhio a Buffon. «Avrei dato a lui il pallone d’oro, anche se è importante che lo abbia vinto un azzurro. Però non ho mai visto un portiere giocare un mondiale come il suo», dice Mancini. Inter che non pensa al Palermo: per ora conta meno della Reggina (senza 4 titolari) e soprattutto dello Sporting (i biglietti per la partita in vendita anche oggi al Meazza). Mancini conferma: «Le coppe faranno la differenza. Roma e Palermo hanno ottimi organici, ottimi allenatori, giocano bene e con grande entusiasmo. C’è qualità. Ma bisognerà vedere cosa succederà più avanti».
Un punto in più o uno in meno ora conta poco. Molto meglio proseguire il cammino in Champions: c’entra l’onore calcistico, ma soprattutto il business che interessa le casse societarie. Ecco perché Cruz e Crespo devono caricare i cannoni. «Contro la Reggina sarà dura», ha garantito Mancini in preda al solito refrain. Il tecnico conosce l’Inter più degli altri. Meglio non abbassare la guardia. «Queste squadre, Ascoli, Catania, Reggina, vengono a San Siro senza nulla da perdere. Allora dipende dall’Inter e dall’approccio mentale alla partita. Abbiamo le forze, non stiamo affatto male fisicamente anche se abbiamo giocato tanto. Ma ragioniamo partita dopo partita».
Stavolta Adriano sarà in panchina. Se Ibra non fosse squalificato, il brasiliano avrebbe continuato il suo lavoro sul campo d’allenamento. Mancini vuol farlo soffrire un po’, fargli venire la fame, la voglia di tornare quello splendido centravanti di un paio di anni fa. «Quello di un po’ di tempo fa era certamente diverso da quello di oggi. La fortuna e la sfortuna dei calciatori è sempre la stessa: possono andare sul campo e dimostrare di esser davvero forti. Il resto sono chiacchiere». Un tempo Adriano era il simbolo dell’Inter perché faceva la differenza e risolveva le partite. Oggi è il simbolo del passato. Per il futuro meglio fidarsi di due argentini dalla testa lucida. Che non vuol dire rasata, come la sua.