Cruz: «Entro e segno ma qual è il problema?»

Crespo elogia Berlusconi: «Che signore, ci ha fatto i complimenti»

da Milano
Diciamo la verità, i tifosi e non solo loro, temevano che la sberla di Valencia si facesse ancora sentire e picchiasse duro sui muscoli dei giocatori. Invece è arrivato il bis, trionfo all’andata e poi al ritorno, erano 25 anni che all’Inter non succedeva: «Credo che la vittoria nei due derby nel campionato in cui la Juventus è in serie B, sia il massimo per il tifoso interista». L’intuizione è di Hernan Crespo, il centravanti che dopo nemmeno un minuto dalla sostituzione ha visto segnare il pareggio con il giocatore che gli è subentrato. «Ma se credete che nello spogliatoio si sia festeggiato la vittoria dello scudetto vi sbagliate. Abbiamo semplicemente festeggiato la vittoria in un derby importantissimo che ci rilancia con una bella prova di carattere». È lui a rivelare la visita di Silvio Berlusconi nello spogliatoio dei vincitori: «È sceso e si è complimentato con noi, con poche parole si è guadagnato l’applauso di tutti. Ci ha ricordato la splendida serie delle 17 vittorie consecutive e ci ha detto che abbiamo meritato anche questa, un vero signore».
Nell’alchimia misteriosa che compone questa squadra, Cruz è l’elemento più emblematico. Si ritrova ogni volta a dover spiegare come mai entra e segna, e per uno che di mestiere deve fare gol, deve essere una bella seccatura: «Ma qual è il problema se entro e segno? Meglio no? In settimana la famiglia Moratti ci aveva chiesto di vincere questa partita, dopo Valencia il derby era diventato ancora più importante. Ora siamo proprio tutti contenti».
Il pellegrinaggio ad Appiano ha dato i frutti, ne parla anche il colombiano Ivan Cordoba: «Tutta quella gente che dopo Valencia è venuta alla Pinetina per incoraggiarci ci ha fatto sentire ancora più vicino i nostri tifosi. Quando sei una persona fedele, prima o poi vieni premiato», siamo quasi al misticismo, enfasi nerazzurre, come Julio Cesar che racconta del suo duetto con Ronaldo: «Mi ha segnato perché non ho visto partire il suo tiro e poi, su ogni calcio d’angolo, si avvicinava e mi prendeva in giro. Ma siamo grandi amici e il suo gol di sinistro non è stato casuale».
Di Ronaldo parla anche Roberto Mancini: «Uno che ha una occasione e segna un gol», altro ai rossoneri non concede: «Vittoria meritata e giusta, grande soddisfazione. Durante l’intervallo ai miei ho solo dovuto dire che stavano andando forte, che io ci credevo». Gli hanno messo addosso i panni del salvatore della patria per le sostituzioni che hanno fatto girare la partita: «Dacourt non ce la faceva più, Grosso era fuori per una ricaduta muscolare, Ibrahimovic aveva mal di schiena. Erano scelte praticamente obbligate». Spiega che su Figo aveva puntato in quanto era fra i più riposati dopo il martedì di coppa, ma nell’intervallo lo spogliatoio nerazzurro e la testa di Mancini erano due terremoti: «Mentre il massaggiatore Sergio Viganò manipolava la schiena di Ibra per rimetterlo in campo, ho detto a Maxwell e Stankovic di spingere di più. A quel punto avevo già deciso che avrei fatto entrare Samuel e utilizzato Burdisso davanti alla difesa perché, se ci sbilanciavamo e prendevamo il secondo gol, allora le cose si sarebbero complicate».
Finalino solito e scontato. Scusi mister: il contratto?
E qui il signor Roberto Mancini, per alcuni istanti, si è dimenticato di aver vinto il derby. Poi qualcuno gli ha ricordato che nei giorni scorsi aveva parlato di rivincita in Europa nella prossima stagione: con l’Inter?
«Il prossimo anno – ha detto Mancini quasi sconsolato -, ricorre il centenario della nascita dell’Inter e quasi sempre in questa ricorrenza la squadra vince il campionato». Morale: perché dovrei lasciare l’Inter proprio l’anno prossimo? Non l’ha detto, ma l’ha pensato.