CRUZ SCACCIA I NUOVI FANTASMI DELL’INTER

In dieci per l’incredibile espulsione di Veron nella ripresa, i Mancini boys vincono a Bratislava. Adriano colpisce un palo, Figo non convince

nostro inviato a Bratislava
L’Inter grandi firme si affida ancora al bomber di scorta: Julio Cruz, el jardinero, annaffia il giardino delle speranze nerazzurre con il gol che vale il voltar pagina nerazzurro e una sorta di pacca sulle spalle in attesa di tempi migliori. L’Inter esce da questa «prima» di Champions senza il vestito della festa, solo qualche frivolo svolazzo ha illuminato la sua serata: un passo avanti rispetto al totale assenteismo di Palermo. L’Artmedia ha gestito la parte dello sparring partner, ideale per una squadra uscita da un ko che poteva essere devastante.
Dopo la paternale prepartita, e via etere, di Moratti («Sono tutti meravigliati di aver giocato così male a Palermo, ma ora lascino da parte la meraviglia e pensino a vincere»), la squadra si è nuovamente infilata nell’ufficialità della Champions lasciandosi alle spalle i ricordi neri (quel derby col Milan) e i colpi bassi del campionato. Pronti via ed ecco la macchina da guerra nerazzurra togliersi quel poco di ruggine dalle giunture e prendere lentamente possesso della partita e del suo gioco. Nello stadio di Bratislava pullulavano zanzare ed avversari, faceva da cornice un pubblico record (28mila) con la voglia di festeggiare il primo passo nella Champions: atmosfera da paese addolcita dal tepore del clima. Gli slovacchi si sono messi all’opera secondo capacità e abitudini: gran pressione a centrocampo, gioco e interventi solidi, fisicità contro tecnica nerazzurra.
Stankovic ha messo un po’ a svegliarsi, ma poi ha rimediato con belle intuizioni. Figo ha messo in campo personalità prima che l’arte sua, Wome uomo a sorpresa, o quasi, rispetto alla squadra prevista, ha cominciato a sprintare sulla fascia, cercando spazio e possibilità di conferma. Veron ha provato a costruire gioco, salvo interrompere l’opera al decimo della ripresa quando si è fatto pescare in una stupidità (calcia la punizione prima del fischio) e l’arbitro lo ammonisce (molto fiscale) per la seconda volta con conseguente espulsione.
E se l’attacco nerazzurro ha alternato buone idee ad errori grossolani (Cruz e Adriano si sono mangiati gol che potevano chiudere meglio la partita), i tre difensori, che potrebbero costituire la vera retroguardia del futuro, hanno tolto ogni spazio ai due attaccanti designati dell’Artmedia. Hartig, per esempio, ha creato il primo vero pericolo alla rete nerazzurra dopo 17 minuti della ripresa: colpo di testa e fuori. Brividi!
Com’era logico che fosse, dopo poco più di un quarto d’ora, l’Inter ha innestato le marce alte e, alla prima azione di calcio secondo manuale, ha concluso in gol: Samuel lancia Stankovic, allungo bello e deciso per Adriano, palla in mezzo area per il piede pronto e il fiuto fino di Cruz, centravanti che qualunque allenatore si vorrebbe portare in valigia, insieme a dentifricio e spazzolino. Quella dell’argentino è forse la miglior compagnia che Adriano possa desiderare: a differenza di altri attaccanti, el jardinero sa girare intorno al bomberone, lo asseconda nei movimenti, sapendone sfruttare gli attimi di altruismo (vedi l’occasione del gol) e anche poco dopo quando Cruz s’è mangiato l’ultima sua occasione. Infatti l’espulsione di Veron costringerà Mancini a richiamare l’attaccante per inserire Pizarro, così da lasciar finalmente solo Adriano (è il sogno del suo giocare) ad infilare corridoi e raccattare palloni da gol. Idea che poteva tradursi in realtà dopo 21 minuti della ripresa, quando il brasiliano ha scaricato il destro sul palo.
A quel punto sono finiti i buon i ricordi: Adriano ha sbagliato qualcosa di troppo, la squadra non ha creato altro, anzi ha cominciato a soffrire il giocare in dieci. Buon che gli slovacchi non avevano seta nei piedi e nemmeno più tanta birra nelle gambe. Julio Cesar e la sua difesa hanno provato qualche momento di tensione, Halenar si è infilato in area, dopo 39 minuti, e il portiere è stato occupato nella parata più preoccupante. A quel punto l’Inter ha badato al sano non prenderle e s’è bevuta per intero il brodino che si concede ai convalescenti.