Cska Mosca-Inter è quasi una sfida Brasile-Argentina

Le due squadre sono piene di sudamericani. Qui si giocherà la finale. Mancini: «Ci penso, ma è lontana»

nostro inviato a Mosca

Qui vorrebbero rivedere Russia-Inghilterra. Mezza nazionale gioca nel Cska e l’Inter nella parte degli inglesi sbandati e battuti. Due a uno, risultato perfetto racconta Sergei Ignashevich, che c’era la settimana scorsa allo stadio Luzhniki, e ci sarà stasera nel Lokomotiv stadium. «Siamo tutti molto eccitati, si ripropone la stessa situazione: loro sono i favoriti, noi motivati per cercare l’impresa». Tira brutta aria a Mosca, freschino tendente al polare, cielo grigio che vorrebbe la neve, Inter con i soliti problemi di formazione (squalifiche e acciacchi: pure Toldo non sarà in panca), ricordi non esaltanti della partita di Reggio. E non le basta pensare che qui si giocherà la finale di Champions league. Idea da far incrociare le dita. Bel sogno, vero? «Chi non ci pensa? Un’idea che ti passa in testa, ma ancora troppo lontana», dice Mancini che ha fiutato i tranelli nascosti dietro un partita senza grande appeal.
Eppure Mosca è sempre stato il crocevia dei momenti importanti per l’Inter d’Europa. Prima squadra italiana a giocare nella capitale allora sovietica: stagione ’66-67, contro la Torpedo. A Mosca, con Ronaldo, l’Inter ha fatto il balzo decisivo verso la finale di coppa Uefa. Arrivò qui l’Inter senza più Cuper, e con Verdelli in panchina, per prendersi la legnata che avrebbe segnato l’inizio dell’eliminazione in Champions. È tornata qui l’anno scorso per conquistare una delle tre vittorie che le hanno permesso di passare il turno. Stavolta la squadra cerca la vittoria che la metterebbe in rotta decisa verso la qualificazione. Mancini avrà uomini a mezzo servizio, tre fra i più decisivi: Ibrahimovic (influenzato), Stankovic (problemi a un tallone), Vieira (in recupero di forma). Il Cska è 4° in campionato a tre giornate dal termine, si affida a un bel gruppo di brasiliani fra cui i due attaccanti, uno dei quali, Vagner Love, sabato era il titolare della nazionale contro l’Ecuador e Maicon (che stasera sconta l’ultima squalifica) gli ha servito perfino l’assist per il gol che ha aperto il diluvio della Seleçao.
Ci sarebbe il tanto per un Argentina-Brasile visti gli uomini in campo, ma ci sarebbe il rischio di ripetere Russia-Inghilterra. Il Cska, a dispetto di sconfitta con il Psv e pareggio con il Fenerbahce, vien ritenuto formazione solida, affatto morbida. È la squadra del cuore di Abramovich, che ogni tanto allunga proposte e assegni. Qualche anno fa cercò perfino Mancini per la panchina. Ora dicono che abbia contattato Capello, voce che parte dai giornali locali. Sarà un caso che Don Fabio venga affibbiato a tutte le squadre di coppa che affrontano i nerazzurri? Successe pure a Istanbul.
Mancini e l’Inter, per ora, guardano ai fatti. «I loro attaccanti sono in grado di fare la differenza. Nella fase difensiva hanno gente eccezionale. Noi dovremo mantenere un buon assetto, evitare rischi con il filtro di centrocampo ed esterni». L’allenatore esagera sempre un po’, ormai ha l’abitudine al naso lungo, ma non ci sarebbe da stupirsi se giocasse con una punta sola (Ibra) e cinque centrocampisti come a Roma. Oppure se lasciasse in panca Figo e dotasse il centrocampo dei tre panzer (Vieira-Dacourt-Cambiasso) con Stankovic a fare il quarto. Squadra per vincere e non sbagliare più. L’ha fatto intendere il tecnico ed anche il presidente. Oggi Moratti sarà a Mosca, smorza i bollenti spiriti e cerca di tener tutti tranquilli in vista di Juve-Inter, che si profila come il clou del campionato da qui a Natale e forse oltre. «Meglio non pensarci», ha tagliato corto Mancini, solo sorpreso dai 10 punti di distacco del Milan. «Non avrei mai creduto, ma il pallone è proprio strano». E l’Inter ne sa qualcosa.