Il Csm accusa Sansa, i colleghi non lo difendono

(...) l’ex sindaco e attuale presidente del tribunale per i minorenni, salirà sul banco degli imputati per le sue parole di fuoco, le ultime in ordine di tempo, contro il presidente del consiglio, il ministro guardasigilli e il governo in generale. A chiederlo sono stati due consiglieri dello stesso Csm, Gianfranco Anedda e Michele Saponara, che invocano un intervento dell’organo di autogoverno delle toghe sul comportamento di Sansa e del pm di Milano Fabio De Pasquale.
L’alto magistrato genovese aveva recentemente attaccato pesantemente Silvio Berlusconi e il ministro Angelino Alfano nel corso di un’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati della Liguria. Espressioni pesanti, secondo le quali il premier sarebbe un «primo ministro piduista circondato da persone che servono lui e non lo Stato». Siccome la materia del contendere era la riforma della giustizia, Sansa aveva tagliato subito corto, dal momento che riteneva il governo «indegno di affrontare il tema della giustizia». Alfano? Un ministro per caso, secondo l’ex sindaco di Genova. O meglio, non per caso, ma solo perché «fedelissimo del premier» che risulterebbe essere il suo «unico titolo di merito».
Critiche. Anzi, qualcosa in più che critiche. I consiglieri del Csm Anedda e Saponara ritengono che certe dichiarazioni dimostrino come minimo «situazioni di incompatibilità ambientale o funzionale» del magistrato e quindi suggeriscono implicitamente anche la condanna: trasferimento d’ufficio. Nel merito giudicano le parole di Sansa «lesive del prestigio delle più alte cariche dello Stato e delle istituzioni costituzionali», in quanto certe espressioni «vanno ben al di là dei giudizi critici consentiti dalla libertà di espressione e coinvolgono con concetti e parole denigratori cariche e organi costituzionali».
Come previsto da Anedda, il procedimento nei confronti del magistrato genovese era inevitabile, tanto che già ieri a Palazzo dei Marescialli è stata convocata una riunione straordinaria del Csm che ha autorizzato l’apertura della pratica-Sansa così come quella del suo collega milanese De Pasquale. Il fascicolo è stato assegnato alla Prima Commissione «competente a valutare i comportamenti e le dichiarazioni di magistrati». «Fino a quando non sarà inquinato dalla riforma - ha replicato Sansa appena saputa la notizia - avrò la massima fiducia in questo Csm, perché è un organo che con equilibrio tutela i diritti dei magistrati. Ho fiducia che riconosceranno la libertà di opinione e di critica. Mi dispiace soltanto che con tutte le cose che ci sono da fare perdano tempo ad aprire fascicoli».
Secondo gli esponenti del Csm, quelle di Sansa non sarebbero parole di critica, espresse per di più in una sede «sindacale» come un’assemblea dell’Anm. E l’Anm stessa? Insorge per difendere la libertà e l’indipendenza dei magistrati? Tuona contro l’ingerenza e grida al colpo di stato? Macché, stavolta lascia tutto solo soletto Adriano Sansa. Anna Canepa, pm distrettuale a Genova e presidente della sezione ligure dell’Associazione Nazionale Magistrati è fredda: «Nella mia veste istituzionale di presidente dell’Anm Liguria ho presieduto un’assemblea aperta a chiunque volesse intervenire. Le espressioni degli intervenuti sono di loro esclusiva responsabilità».