Dal Csm alle liste di Rutelli: la sinistra schiera un’altra toga

Il caso del giudice veneto Tenaglia pronto a correre con la Margherita. Oggi si occupa del caso Castellano

Gianluigi Nuzzi

da Roma

Dal Consiglio superiore della magistratura a Montecitorio. Il salto è di quelli che tenta. E potrebbe rivelarsi nemmeno tanto acrobatico. Soprattutto se il collegio offre discreti margini d’elezione e se si guarda a luglio quando l’attuale plenum andrà a casa dopo quattro anni di mandato. Con un inciso: gli attuali membri elettivi hanno divieto di immediata rieleggibilità. Quindi o rientrano in ruolo o devono trovare un altro lavoro. Insomma, a Palazzo de’ Marescialli tira aria di elezioni, è tempo di consuntivi. Così alcuni si sentono pronti ad affrontare una durissima campagna elettorale. Insomma, giudici o avvocati che lasciati prima i tribunali, ora le commissioni del Csm, studiano manifesti e discorsi elettorali.
Ufficialmente nessuno ancora ha formalizzato la candidatura ma sono tre i nomi che circolano con più insistenza. Due verso l’Unione, uno alla maggioranza. Quello più accreditato è del togato Lanfranco Tenaglia, 44 anni, per tanti anni giudice civile in Veneto. Per lui è a disposizione un posto nella parte alta della lista della Margherita. Con il beneplacito di Francesco Rutelli e soprattutto del responsabile organizzativo dei Dl Franco Marini che lo vorrebbe in campagna per la Camera in Abruzzo. Seguono due degli otto consiglieri laici. Gianfranco Schietroma, avvocato penalista, espressione del centrosinistra. Aldilà di ultimi ripensamenti, andrà a correre per l’opposizione, candidato sotto la bandiera dello Sdi; una scelta quasi scontata visto che Schietroma è vicepresidente proprio del partito socialista. Chiude la pattuglia il secondo non togato, l’unico che tenta il grande salto nel centrodestra: Emilio Nicola Buccico, avvocato che andrà nelle liste di Alleanza nazionale. Un ritorno, un’antica passione: sino agli anni ’70 Buccico raccoglieva esperienze politiche come consigliere comunale, provinciale e regionale del Msi-Dn.
Prende ancora tempo Tenaglia che formalmente non si sbilancia. «Fino a quando - commenta - non si è formalizzata una mia scelta non voglio esprimere valutazioni o giudizi». Scusi consigliere, ma si candida o no? «Devo ancora sciogliere la riserva». Al Csm lo danno comunque in partenza. Tenaglia non sembra condizionato dalle polemiche sui magistrati che passano dalle aule dei tribunali a quelle parlamentari: «Non mi sembra il caso di insistere - risponde - di sicuro dovessi candidarmi lo farei in un collegio lontano dal Veneto dove sono stato giudice civile per tanti anni». Nato a Chieti, sposato con una figlia, Tenaglia diventa uditore giudiziario nell’89 per passare prima alla Pretura circondariale di Treviso, e nel ’94 al tribunale della città veneta. Si è occupato di fallimenti ed è stato giudice addetto alle sezioni lavoro, agraria e commerciale. Incarico ricoperto anche al tribunale di Venezia dove è stato giudice alla sezione specializzata in agraria. Al Consiglio Tenaglia copre un ruolo delicato visto che è presidente della prima commissione. È quella che si occupa di paradisciplinare e dei trasferimenti di ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale dei magistrati. Tenaglia, ad esempio, è il magistrato che sta seguendo la vicenda del giudice milanese Francesco Castellano, nel mirino delle procure di Perugia e Brescia per i suoi rapporti con Giovanni Consorte, già presidente di Unipol.
Così le politiche di aprile scuotono gli ambienti ovattati del Palazzo de’ Marescialli che entra di fatto nella sua campagna elettorale partita in dicembre con la presentazione delle liste dei togati: da Unicost a quelle di sinistra. Le scelte dei tre provocheranno polemiche? Difficile dirlo. Chi cerca di prevenirle è di sicuro Fabio Roia, segretario di Unicost: «Il passaggio dal Csm al Parlamento - commenta - e quindi da istituzione ad istituzione è di sicuro "anestetizzato" rispetto a scelte traumatiche e che mi vedono contrario. I consiglieri togati del Csm, infatti, sono già fuori ruolo e posso condividere la loro candidatura a patto che non si candidano dove erano giudici e che non tornino in magistratura alla scadenza della prossima legislatura». Due condizioni in linea con quelle da sempre sostenute dal vice presidente del Csm Virginio Rognoni. Per quest’ultimo, infatti, i giudici che vengono eletti in Parlamento non devono tornare a indossare la toga. Un passo indispensabile per separare due mondi.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it