Il Csm attacca il premier: "Non denigri i giudici"

Palazzo dei Marescialli accusa il premier di aver "delegittimato con espressioni
gravi e generiche" i pm di Napoli che indagavano su di lui. E affonda: "Sia rispettata la professionalità dei magistrati". Il documento domani sarà all'esame del plenum

Roma - Tornano all'attacco. Ancora una volta. Sempre a gamba tesa. Questa volta il Csm ha deciso di bacchettare il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accusandolo di aver "delegittimato con espressioni gravi e generiche" i pm di Napoli che indagavano su di lui. E, invece, "tutti" devono rispettare "la professionalità e il prestigio dei magistrati". La reprimenda è contenuta in una delibera approvata a maggioranza dalla prima commissione e che domani sarà all’esame del plenum.

Le espressioni "incriminate" Le espressioni contestate a Berlusconi risalgono al dicembre del 2007, quando il premier venne indagato per corruzione e istigazione alla corruzione dalla procura di Napoli per la vicenda di segnalazioni di attrici all’ex direttore generale di Rai Fiction Agostino Saccà, e la presunta compravendita di senatori. "L’armata rossa delle toghe si rimette in movimento", affermò allora Berlusconi. Mentre Paolo Bonaiuti disse che la situazione italiana dopo questa iniziativa giudiziaria era paragonabile "al Cile di Pinochet".

"Aggressioni verbali" Di fronte a quelle che ritennero "aggressioni verbali di carattere gravemente destabilizzante", 18 consiglieri del Csm su 24 chiesero e ottennero l’apertura di una pratica a tutela dei pm di Napoli; pratica di cui la delibera che sarà discussa domani dal plenum rappresenta la conclusione. "Chi è imputato in un processo, chiunque sia, ha il diritto di difendersi nella maniera più ampia", ma "non è manifestazione di tale diritto l’uso di espressioni denigratorie verso il singolo magistrato o l’attività giudiziaria", scrive la Prima Commissione. Ed è quello che "purtroppo" è "accaduto" in questo caso.

La reprimenda del Csm Palazzo dei Marescialli riafferma, quindi, "l’esigenza che da tutti siano rispettati la professionalità e il prestigio dei magistrati, giacché la lesione di tali valori incide direttamente sull’indipendente esercizio delle funzioni giudiziarie". È alla luce di tutto questo che il Csm "ritiene necessario, tutelare i magistrati a cui sono riferite le espressioni utilizzate dagli onorevoli Berlusconi e Bonaiuti, che, anche in ragione della loro gravità e genericità, appaiono manifestamente idonee a delegittimarne l’operato". 

Il richiamo alle parole di Napolitano C’è anche un richiamo alle parole del capo dello Stato nel documento della Prima Commissione del Csm. Parole pronunciate il 14 febbraio del 2008 da Napolitano proprio davanti al Consiglio superiore della magistratura in una seduta dedicata ai rapporti tra politica e giustizia, a un mese di distanza dall’infuocato intervento alla Camera con cui l’allora Guardasigilli Clemente Mastella annunciò le sue dimissioni. "Chi svolge attività politica - disse allora Napolitano -non solo ha il diritto di difendersi e di esigere garanzie quando sia chiamato personalmente in causa, ma non può rinunciare alla sua libertà di giudizio nei confronti di indirizzi e provvedimenti giudiziari. Ha però il dovere - e queste parole nella delibera del Csm sono evidenziate in grassetto- di non abbandonarsi a forme di contestazione sommaria e generalizzata dell’operato della magistratura".