Al Csm un consigliere non può criticare i pm

Bufera all’interno del Consiglio superiore della magistratura dopo le accuse di Gianfranco Anedda, all’indomani dell’attentato contro il premier Berlusconi, rivolte ai pm Armando Spataro e Antonio Ingroia. Secondo il consigliere laico del Pdl del Csm le dichiarazioni dei giorni scorsi delle due toghe sono state «eccessive» e indirettamente causa di violenza». In particolare, di Spataro Anedda aveva ricordato le «grida sull’arroganza della legislazione», mentre di Ingroia le parole pronunciate in un convegno «politico», quando aveva parlato della Seconda repubblica come «figlia del patto tra Stato e mafia».
Ieri i consiglieri togati del Csm appartenenti al Movimento per la Giustizia Dino Petralia, Mario Fresa e Ciro Riviezzo, hanno mandato una lettera al capo dello Stato Giorgio Napolitano per chiedere un suo «segnale alto e autorevole per ricondurre al senso dello Stato e delle sue Istituzioni ogni attività svolta dai rappresentanti del Csm». Per i tre le accuse rivolte da Anedda sono «intollerabili, capaci di generare reazioni nei confronti dei tanti magistrati impegnati nell’azione di contrasto alla criminalità mafiosa e terroristica».