Csm contro il ddl sicurezza. Stop di Napolitano

Parere contrario del Csm al ddl sicurezza del governo: "Lesi i diritti dei clandestini e
dei loro figli". E sul reato di clandestinità: "Paralizza il sistema giustiziario". Ma il Capo dello Stato bacchetta l'organo di autogoverno della magistratura: "Perché il parere al ddl arriva solo ora?"

Roma - È opportuna "una più tempestiva formulazione" dei pareri del Csm sui disegni di legge all’esame del Parlamento. Lo ritiene il Capo dello Stato, che del Csm è il presidente, e che ha ribadito il suo punto di vista nel dare il via libera alla discussione oggi in plenum del parere sul pacchetto sicurezza. L’opinione del Capo dello Stato è contenuta in una nota della Presidenza della Repubblica del 5 giugno scorso, della quale ha dato lettura, nella seduta pomeridiana del plenum, il numero due di Palazzo dei Marescialli Nicola Mancino.

Csm: lesi i diritti dei cittadini Ledono i diritti dei clandestini e dei loro figli alcune delle norme del pacchetto sicurezza, come quella che richiede per la dichiarazione di nascita l’esibizione del permesso di soggiorno da parte del genitore. A metterlo nero su bianco è la Sesta Commissione del Csm in un parere al ddl approvato all’unanimità e che oggi sarà discusso dal plenum di Palazzo dei marescialli.

L'atto d'accusa Indice puntato contro la norma che richiede per la dichiarazione di nascita l’esibizione del permesso di soggiorno da parte del genitore. Proprio questa norma si pone "in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita" sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York il 20 novembre 1989 e che è stata ratificata dall’Italia. Si determina così "una iniqua condizione" del figlio di stranieri irregolari, che verrebbe non solo "privato della propria identità" ma che "potrebbe essere più facilmente esposto" ad adozioni illegali attraverso "falsi riconoscimenti da parte di terzi, per fini illeciti e in violazione della legge".

Il diritto alla salute Quanto ai clandestini adulti, i consiglieri mettono in evidenza la lesione del loro diritto alla salute, e di altri beni fondamentali tutelati dalla Costituzione. Ci sarà "una inevitabile incidenza negativa - scrivono infatti - del nuovo reato di clandestinità" sull’"accesso a servizi pubblici essenziali" che riguardano "beni fondamentali" come il diritto alla salute da parte degli immigrati non dotati di valido titolo di soggiorno. E' questo perchè proprio in forza del codice di procedura penale "tutti i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di denuncia in relazione alla cognizione funzionale di un reato procedibile d’ufficio". Senza deroghe a questo obbligo "il rischio concreto è che si possano creare circuiti illegali alternativi che offrano prestazioni non più ottenibili dalle strutture pubbliche". 

Il reato di clandestinità Comporterà la "totale paralisi" di "molti degli uffici giudiziari» l’introduzione del reato di clandestinità. Il Csm avverte il governo delle "pesanti ripercussioni negative" che la novità avrà. Oltretutto, sottolineano i consiglieri, la nuova norma "non appare idonea a conseguire l’intento di evitare nel nostro Paese la circolazione di stranieri entrati irregolarmente". L’introduzione del reato di clandestinità determinerà un "eccezionale aggravio" sull’attività giudiziaria, spiegano i consiglieri, proprio "l’imponenza quantitativa del fenomeno dell’immigrazione irregolare nel nostro Paese". E le conseguenze peggiori saranno per i giudici di pace: saranno "gravati da centinaia di migliaia di nuovi processi, tali da determinare la paralisi di molti uffici". Ma problemi si avranno anche per gli "uffici giudiziari ordinari impegnati nel processo in primo grado e nelle fasi di impugnazione successive". Il tutto senza che la norma serva al suo stesso scopo, quello di favorire l’allontanamento dei clandestini. I consiglieri dubitano espressamente del suo "effetto deterrente": "Una contravvenzione punita con pena pecuniaria non appare prevedibilmente efficace per chi è spinto a emigrare da condizioni disperate".