Csm contro Sismi: spiava le toghe

Il plenum del consiglio superiore della magistratura approva all'unanimità la risoluzione: "Dietro allo spionaggio c'erano i servizi segreti e non settori deviati del servizio". Tra gli spiati Colombo, Boccassini e Borrelli

Roma - C’era il Sismi in quanto tale e non "settori deviati" del servizio dietro l’attività di spionaggio nei confronti di alcuni magistrati, venuta alla luce con la scoperta dell’archivio di via Nazionale a Roma. Un’attività "estranea" ai compiti del Sismi il cui scopo era "intimidire" e far "perdere credibilità" ai magistrati. Lo sottolinea il Plenum del Csm in una risoluzione approvata all’unanimità.

Gli spiati Era spiata quasi tutta la procura di Milano e 203 giudici di 12 Paesi europei (di cui 47 italiani), tutti citati nell’archivio segreto del Sismi. Secondo quanto emerge dalla risoluzione del Csm i nomi di alcuni di loro compaiono in elenchi. Per altri, invece, ci sono vere e proprie schede che danno conto sopratutto dei rapporti intrattenuti con autorità politiche: è il caso di dei pm milanesi Armando Spataro e Stefano Dambruoso e di Domenico Gallo. Tra le toghe spiate anche Gherardo Colombo, Giancarlo Caselli, Edmondo Bruti Liberati, Gioacchino Natoli, Ilda Boccassini, Felice Casson, Giovanni Salvi, Antonio Ingroia, Gerardo D’Ambrosio e Francesco Saverio Borrelli.

Ieri, le dichiarazioni di Pompa La presa di posizione del Csm arriva all’indomani delle dichiarazioni spontanee con cui l’ex funzionario del Sismi, Pio Pompa, ha voluto sminuire la vicenda davanti ai pm di Roma che lo indagano insieme all’ex direttore dei servizi segreti Nicolò Pollari. Dopo un'istruttoria, il Consiglio superiore della magistratura ha acquisito i documenti e ha ascoltato i pm romani.

Il Csm Il relatore della risoluzione, Fabio Roia (Unicot): "La documentazione acquisita evidenzia che a partire dall’inizio dell’estate del 2001 - subito dopo l’elezioni del maggio dello stesso anno - ebbe inizio nei confronti di alcuni magistrati italiani ed europei e delle associazioni di loro riferimento un’attività di intelligence da parte del Sismi, che si è protratta in modo capillare e continuativo, fino al settembre 2003 e in modo saltuario fino al maggio 2006". Questa opera "fu oggetto di ripetute informazioni al direttore del servizio e sembra quindi riferibile al Sismi in quanto tale e non a suoi settori deviati - sottolinea il Csm - come conferma del resto nella memoria depositata alla procura di Milano il 7 luglio del 2006 il coordinatore di questa attività, Pio Pompa".

Spiata anche la corrispondenza Il Csm denuncia che l’opera di intelligence nei confronti delle toghe "si è concretizzata non solo nella raccolta e nella schedatura di materiali noti o comunque pubblici, ma anche in un capillare monitoraggio delle attività dei movimenti e della corrispondenza informatica di magistrati, mediante forme di osservazione diretta o a opera di terzi non individuati". E non basta: "sono stati posti in essere dal Sismi specifici interventi tesi a ostacolare e contrastare l’attività professionale o politico culturale dei magistrati e delle loro associazioni", in particolare Magistratura Democratica e Medel.

Giudici collaboravano con Sismi A preoccupare il Csm sono non solo gli effetti di intimidazione nei confronti dei magistrati, ma anche un’altra circostanza emersa pure dalle indagini della procura di Roma: il fatto cioè che l’opera di intelligence nei confronti di magistrati "si è talora svolta con la partecipazione o l’ausilio di appartenenti all’ordine giudiziario". "Ogni tipo di collaborazione di magistrati con i servizi segreti oltre che espressamente vietata dalla legge - ammonisce Palazzo dei Marescialli - è estranea al modello costituzionale dell’ordine giudiziario e ai suoi connotati di terzietà e indipendenza".