Csm, dopo i veleni di Potenza scoppia anche il caso Catanzaro

Sentiti al Consiglio superiore della magistratura il capo della Procura calabrese e il sostituto De Magistris che indaga sui giudici del capoluogo lucano

da Roma

Lo scontro personale tra il capo della Procura di Catanzaro, Mariano Lombardi e il sostituto Luigi De Magistris per l’inchiesta Poseidone è stato rappresentato ieri sulla scena del Csm dai due protagonisti. Nelle audizioni alla Prima commissione, competente per i trasferimenti d’ufficio, i due magistrati si sono criticati duramente. A testimoniare il «clima molto pesante» nell’ufficio, di cui De Magistris ha parlato domenica nell’intervista all’Unità.
Una situazione che per il Csm potrebbe essere di «incompatibilità ambientale» e portare a trasferimenti. A rischiare di più sarebbe il pm, anche se al Csm dicono che in sua difesa c’è «uno schieramento di ferro». De Magistris è titolare anche dell’inchiesta sulle toghe lucane che ha sconvolto la Procura di Potenza, con indagati come il capo dell’ufficio Giuseppe Galante e il sostituto Felicia Genovese e quella di Matera, con il coinvolgimento del presidente del tribunale Iside Granese: 3 magistrati che, con il pm potentino Vincenzo Montemurro, sono sotto inchiesta del Csm e rischiano il trasferimento d’ufficio. Ieri sono stati ascoltati altri due gip di Potenza e per i primi di maggio potrebbe arrivare la decisione.
Quanto a Lombardi, ha accusato De Magistris di aver inviato un avviso di garanzia al senatore di Fi Giancarlo Pittelli, avvocato di alcuni degli indagati dell’inchiesta Poseidone sulla gestione dei fondi dell’Ue per la depurazione in Calabria, senza informarlo com’era suo dovere. Per questo, giovedì gli ha revocato la delega sull’inchiesta che ieri è stata affidata all’aggiunto Salvatore Murone. Il procuratore capo, infatti, non nega l’amicizia con Pittelli e ha deciso di astenersi.
De Magistris ha contrattaccato, dicendo di non aver parlato con Lombardi perché in altro procedimento era emerso che era «molto amico» di Pittelli, che degli indagati erano stati avvertiti dei provvedimenti che stava prendendo e perché nelle indagini erano coinvolti altri magistrati. «Buoni motivi», per lui. Il pm ha inviato degli atti alla procura di Salerno, competente per indagare sulle toghe di Catanzaro: dice prima che gli fosse tolta l’inchiesta, ma le date non coinciderebbero. Risulterebbe, insomma, che lo avrebbe fatto dopo, per denunciare l’operato del suo capo e segnalare l’esistenza di una «talpa» a Catanzaro. De Magistris ha anche spedito una nota al Csm sui legami tra Lombardi e Pittelli. Ieri non ha rinnovato a Lombardi l’accusa di essere lui la «gola profonda» dell’ufficio, ma all’Unità ha detto: «Il più delle volte mi sono dovuto guardare più da chi avrebbe dovuto essere dalla mia parte. Perché mi è stata tolta l'indagine? È la prova che aveva raggiunto un livello altissimo, dimostrando anche che il sistema giudiziario non è estraneo al sistema di potere».
«De Magistris esprimeva un forte risentimento - raccontano al Csm -, emerso anche nella conferenza stampa convocata dopo la revoca dell’inchiesta e nella sua intervista. Lombardi, invece, gli aveva raccomandato il massimo riserbo e aveva anche chiesto al Csm di aprire una pratica a sua tutela, dopo gli attacchi di Pittelli. Le sue giustificazioni sembrano deboli. Per lavorare insieme ci vuole rispetto reciproco». Giovedì la commissione si riunirà di nuovo, ma difficilmente disporrà nuove audizioni. Acquisirà, invece gli atti trasmessi a Salerno e i risultati dell'ispezione ministeriale disposta a Catanzaro dall’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli. Dopo Pasqua si attende qualche decisione.