Csm, intesa bipartisan per le nomine

Anna Maria Greco

da Roma

Tre cose sembrano assodate, riguardo alle prossime elezioni del parlamento per i membri laici del Csm e il nuovo giudice costituzionale. Primo: gli 8 consiglieri dell’organo di autogoverno saranno suddivisi in 5 per la maggioranza e 3 per l’opposizione, come nell’ultima legislatura, ed è stata respinta la richiesta della Cdl di un 4 a 4. Secondo: chi sostituirà alla Consulta Annibale Marini (che la presiede e scadrà il 9 luglio) sarà sempre indicato da An e il nome più accreditato è quello di Paolo Maria Napolitano, già capo dell’ufficio legislativo del leader Gianfranco Fini alla vicepresidenza del Consiglio. Terzo: il vicepresidente in pectore, che sarà scelto in una seconda fase da palazzo de’ Marescialli, è Nicola Mancino, che andrà al Csm in quota Margherita, mentre i Ds avrebbero rinunciato alla poltrona occupata oggi da Virginio Rognoni anche perché il presidente del Consiglio è il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che viene dalle file della Quercia.
La prima votazione delle Camere riunite per il Csm è fissata per domani a scrutinio segreto con la maggioranza dei 3/5 dell’assemblea e altre seguiranno incalzanti in settimana, perché il tempo non è molto e già il 9 e il 10 luglio i 9mila magistrati andranno alle urne per eleggere i 16 membri togati del Csm. Il 5, invece, è in calendario l’elezione del giudice costituzionale.
I partiti si stanno dando da fare per mostrare che non hanno accolto solo a parole l’appello solenne indirizzato giovedì dal presidente della Repubblica ai vertici di Camera e Senato, perché si trovino rapidamente «soluzioni concordate». Lo stesso numero uno di Montecitorio, Fausto Bertinotti, ha detto sabato che per lui ci sono «tutte le condizioni affinché il voto in seduta comune del Parlamento sia immediatamente efficace».
Ai Ds dovrebbero andare due candidature e a scendere in campo potrebbero essere l'avvocato Vincenzo Siniscalchi e il costituzionalista Augusto Barbera, per la Margherita si è detto di Mancino. Le altre due candidature dovrebbero andare una a Rifondazione comunista (si è molto parlato di Giuliano Pisapia, ma al momento le quotazioni sono in discesa) e l'altra all'area Verdi-Pdci, visto che i Popolari-Udeur già esprimono il ministro della Giustizia, anche se non è detto che il partito del Campanile rinunci facilmente.
Per il centrodestra, in Fi sembra solida la candidatura dell'ex sottosegretario all'Interno Michele Saponara, che non troverebbe troppi ostacoli nella maggioranza. In corsa anche l'avvocato azzurro Carlo Taormina, anche se potrebbe poi emergere il nome di un tecnico. In An sembra in pole position l'ex capogruppo alla Camera Gianfranco Anedda, anche perché l'ex presidente della commissione parlamentare d'inchiesta Telekom Serbia, Enzo Trantino, non sarebbe ben accetto nell’Unione. L'ultimo candidato dovrebbe essere dell'Udc, forse l'ex senatore Ugo Bergamo.
Per il segretario del Dc, Gianfranco Rotondi, quella di Mancino è «una soluzione autorevole e di garanzia per il Csm» e il centrodestra dev’essere all’altezza, proponendo un «nome giusto», quello di un altro democristiano: Publio Fiori.