Csm, Mastella pronto a varare la controriforma

Roma. Il Csm rischia la «paralisi»: troppe «difficoltà» con l'entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario, un «groviglio di incombenze», vanno «superate». Ma sospendere la riforma Castelli non basta, è «necessario» decidere cosa fare delle norme che si congelano, riempirle di nuovi «contenuti». Nicola Mancino esordisce nella sua nuova veste di vicepresidente dell'organo di autogoverno delle toghe, presiede il suo primo plenum a Palazzo dei Marescialli e subito mette il dito nella «piaga» che più preoccupa le toghe: c'è troppa incertezza sul destino della legge voluta dalla Cdl nella passata legislatura, l'attività del Consiglio è sostanzialmente «paralizzata». Un messaggio per il ministro della Giustizia, che è «il nostro interlocutore», ma rivolto anche al Parlamento, visto che la prossima settimana il Senato dovrà decidere se sospendere o no le nuove norme. Passano poche ore e il Guardasigilli raccoglie l'appello-allarme di Mancino. Mastella affida infatti ad una nota l'annuncio che presto presenterà in Consiglio dei ministri un ddl con le modifiche, «correttive e integrative» della riforma. Dalla Cdl invece si alzano barricate. È «irricevibile» l'appello del vicepresidente del Csm, mette subito in chiaro l'ex sottosegretario alla Giustizia, la forzista Iole Santelli. Fa eco il presidente dei senatori di Fi, Renato Schifani: «Apprezzo e stimo Mancino - premette - ma mi dispiace constatare che anche lui adotta una strategia di invasione di campo nei confronti del Parlamento».