Csm, Pdl all'attacco: "Mancino si dimetta"

Il presidente della commissione Giustizia al Senato Berselli (uno dei due firmatari dell'emendamento sui processi) al <strong><a href="/a.pic1?ID=271705" target="_blank">vice presidente del Csm</a></strong>: &quot;Dopo le indiscrezioni si deve dimettere. Il parere è legittimo, la fuga di notizie no. Si mette in difficoltà anche Napolitano&quot;. <a href="/a.pic1?ID=271926" target="_blank"><strong>Cicchitto: Di Pietro leader del partito dei giudici</strong></a>

Roma - Pdl contro Mancino, capitolo secondo. "Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino deve trarre le conseguenze di quanto sta succedendo e si deve dimettere. Sarebbe un atto dovuto di elementare sensibilità istituzionale". Il presidente della commissione Giustizia del Senato, e firmatario dell'emendamento blocca porcessi, Filippo Berselli, se la prende con il vicepresidente del Csm per la fuga di notizie, la seconda dopo quella di sabato, sulla bozza di parere negativo del Consiglio alla norma che blocca i processi, inserita nel decreto sulla sicurezza, considerata come "un’amnistia occulta".

Attacco Berselli spiega che il problema non è "il merito del parere che è legittimo ed è previsto da una legge dello Stato del 1958" ma "le indiscrezioni che trapelano riportate da tutti i giornali che - precisa Berselli - screditano direttamente il presidente del Csm che è Capo dello Stato e ha la funzione di promulgare le leggi. Si tratta di un atto di assoluta, gravissima scorrettezza istituzionale verso il Quirinale". Il presidente della commissione Giustizia del Senato spiega che non gli basta apprendere dai giornali che "Nicola Mancino è infuriato per le indiscrezioni" finite sulle stampa e che "a questo punto deve trarre le conseguenze istituzionali" perché ha la responsabilità del Csm.

Napolitano in difficoltà "Peraltro - osserva il presidente della commissione Giustizia del Senato - queste indiscrezioni non mettono in difficoltà la maggioranza, visto che il parere che viene dato per legge al ministro non è vincolante. Ma mettono in difficoltà il Quirinale perchè non viene garantito il principio di riservatezza del Csm. E se non viene garantito questo principio di riservatezza, che ci sta a fare Mancino?" insiste Berselli.

Macino "Il Csm parla solo attraverso i suoi atti ufficiali, non con personali interpretazioni", ha ribadito il vice presidente del Csm Mancino. In apertura della seduta odierna dell’Assemblea Plenaria, Mancino è tornato a chiedere riservatezza ai componenti dell’organo di autogoverno dei giudici. "Chiedo al presidente della Seconda Commissione - ha aggiunto - di disciplinare la riservatezza di cui devono essere circondate le discussioni in Commissione e le eventuali sanzioni in caso di violazione". "Non se ne può più - ha proseguito il vice presidente del Csm - di questa prassi di far dire ai nostri atti o ai nostri documenti non il loro contenuto ma l’interpretazione che qualcuno vuole loro dare. Tento di presentare il Csm come istituzione dialogante che colloquia col Governo corrispondendo puntualmente alle funzioni e alle prerogative che la Costituzione gli assegna. Non ho mai pensato, e neppure voi, sono convinto e credo, che possiamo essere una terza Camera, come pure qualcuno ci rimprovera".

Gasparri: conferma toghe militanti "Il vicepresidente del Consiglio superiore delle magistratura Mancino denuncia ancora una volta le troppe esternazioni improprie di alcuni membri di questo organo. Questo atteggiamento non può che confermare il ruolo che taluni esponenti del Csm svolgono". Contrattacca il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, che aggiunge: "Sembra trattarsi più di una funzione di militanza politica di parte a sinistra, che non un ruolo di garanzia. Il Parlamento è sovrano ed il Csm dovrebbe semmai occuparsi degli enormi ritardi della giustizia che sono il vero scandalo dell’Italia".

I penalisti: Csm sconcertante L’Unione camere penali italiane esprime la propria "sorpresa" per le indiscrezioni trapelate sulla bozza di parere del Csm in cui la sospensione dei processi contenuta nel dl sicurezza viene definita una "amnistia occulta". Il presidente dei penalisti Oreste Dominioni sottolinea che è "davvero sconcertante che riguardo alla norma di sospensione dei processi il Csm parli di violazione della durata ragionevole dei processi e di amnistia occulta. Quello stesso Csm che inopinatamente l’anno scorso ha invece avallato la circolare 'Maddalena' che ha introdotto meccanismi di selezione tra i reati da perseguire e no, tuttora praticati nella Procura di Torino e similmente pressochè in tutti gli uffici giudiziari". I penalisti sottolineano ancora "la necessità e l’urgenza di una riforma organica per gli assetti della giustizia, compreso il Csm, attualmente una sorta di terza camera della Repubblica, e compresi i criteri di esercizio dell’azione penale".