Il Csm pronto a difendere il grande inquisitore del premier

Pratica a tutela nei confronti del pm De Pasquale. Berlusconi lo aveva definito "famigerato" per l'accanimento al processo Mills

Roma - Il Csm si prepara a difendere Fabio De Pasquale, il grande accusatore di Silvio Berlusconi nel processo Mills. Per il pm milanese, infatti, la prima Commissione apre una pratica a tutela, dopo le accuse del premier che alla festa del Pdl a Milano lo ha definito «famigerato». Il presidente della Commissione, Guido Calvi (laico del centrosinistra) ha stabilito che relatori del fascicolo saranno lui stesso e il togato del Movimento per la giustizia, Roberto Rossi. E c’è tutta l’intenzione di chiudere in fretta il caso, magari già la prossima settimana. Oggi si deciderà se fare richieste istruttorie o se il materiale già in possesso della Commissione è sufficiente per decidere se sottoporre o meno al plenum un documento di condanna delle dichiarazioni del premier, in difesa del Pm. Che si arriverà a questo passo si può dare quasi per scontato.

Al comizio al Castello Sforzesco Berlusconi aveva ricordato: «De Pasquale è lo stesso che disse a Cagliari che il giorno dopo l’avrebbe messo in libertà e poi è andato in vacanza. E Cagliari si è tolto la vita». Il premier aveva anche criticato le motivazioni del Pm per spiegare la corruzione dell’avvocato Mills, citando la recente sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. E ieri a Berlusconi ha risposto la sezione della Anm della Suprema Corte, esprimendo «sgomento» per gli attacchi e solidarietà ai colleghi. Quella sentenza, ha detto, «non afferma affatto un principio del tenore corrispondente alla ironica esposizione pubblica del Presidente del Consiglio (nel senso che il reato di corruzione si consumerebbe quando il corrotto “spende” il denaro ottenuto), anzi formula una soluzione giuridica, in materia di prescrizione, più favorevole all’imputato rispetto a precedenti arresti giurisprudenziali».

Anm e Csm si trovano ancora una volta in sintonia, contro il Cavaliere. Le frasi di Berlusconi sono del 29 settembre. Il primo ottobre la Giunta nazionale del sindacato delle toghe le definisce «assurde». Il 7 la richiesta di una pratica a tutela di De Pasquale, firmata da tutti i 16 togati e dal laico di centrosinistra Glauco Giostra, arriva al Comitato di presidenza del Csm. La scorsa settimana ecco il via libera e ieri il primo passo della Commissione. A parte i cinque rappresentanti della maggioranza, che hanno criticato l’iniziativa e in genere l’uso strumentale delle pratiche a tutela, l’unico a non sottoscrivere la richiesta è stato Calvi, per motivi di opportunità visto il suo ruolo al vertice della Commissione.

I 17, tra l’altro, si sono appellati direttamente al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, cui il vicepresidente Michele Vietti ha riferito il loro «disagio». Dopo tutto questo era impensabile che la pratica si arenasse. E così è stato.

Mentre ancora è sub judice l’iniziativa del laico della Lega Matteo Brigandì, che ha risposto con la richiesta di una pratica a tutela di tutta la magistratura contro il «metodo Woodcock». Il Comitato di presidenza deve esaminarla oggi e stabilire se trasmetterla, come l’altra, alla prima Commissione.