Csm, retromarcia sul blocco dei processi

Il vice presidente del Csm Mancino sale al Colle e corregge il tiro dopo il parere di incostituzionalità sulla norma blocca-processi espresso sabato: &quot;Non esiste alcuna bozza, polemiche immotivate&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=271007">Maroni: &quot;Chi strumentalizza il Csm per attaccare il governo deve pagare penalmente&quot;</a></strong>

Roma - Non c’è una bozza, non c’è un parere, non c’è polemica. Con queste negazioni ieri il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Nicola Mancino ha rassicurato il capo dello Stato sul parere molto negativo che due consiglieri del Csm stanno preparando a proposito dell’emendamento sospendi-processi del Senato, la norma per congelare i procedimenti per reati commessi prima del 30 giugno del 2002 con pene inferiori ai 10 anni che ha infiammato il dibattito politico. Le polemiche sarebbero «immotivate» perché il Csm non ha ancora visto nessun documento, nè tantomeno lo ha approvato.

Correzione, o forse frenata, da parte di Mancino, dopo le dichiarazioni sue, e dei consiglieri che si stanno occupando del parere, rilasciate il giorno precedente. Un fatto eccezionale sembra essere comunque la convocazione domenicale di Napolitano, che oltre ad essere il presidente della Repubblica è il presidente di diritto dell’organo di autogoverno della magistratura. L’intervento del capo dello Stato dopo una giornata di scontro istituzionale è stato «importantissimo», lo ha ringraziato ieri il ministro della Giustizia Angelino Alfano, perché offre un «contributo di chiarezza e serenità». Silvio Berlusconi, si apprende, ha «apprezzato» questa iniziativa.

La bozza del Csm che inizierà ad essere discussa oggi alla sesta commissione definisce l’emendamento sospendi-processi di dubbia costituzionalità. Valutazioni da Corte Costituzionale più che da Consiglio superiore della magistratura, continua a rispondere il centrodestra compatto, Pdl e anche Lega. «Forse è ora di riformare il Csm», ha commentato il vicepresidente dei deputati Pdl Italo Bocchino, secondo il quale è «grave costituzionalmente» che il Csm si pronunci prima del parlamento. Il Senato voterà il decreto sicurezza, con la norma sui processi, soltanto domani.

Sabato Mancino aveva dichiarato nel merito e nel metodo: «Fino a quando l’azione penale è obbligatoria - aveva detto - ai magistrati non si può chiedere di sospendere i processi». Poi aveva sparato alto contro quei politici che tentano di «eludere le leggi». Ieri il chiarimento con il Colle. Fonti del Quirinale fanno sapere che Mancino ha spiegato a Napolitano che «nessun parere è stato a tutt’oggi elaborato e approvato dalla commissione competente». Nessuna «bozza è stata concordata dai due correlatori». Si sono aperte sui giornali «polemiche immotivate per un parere inesistente».
Non è la prima volta che il già ministro dell’Interno e presidente del Senato, democristiano con quasi mezzo secolo di carriera politica alle spalle, corregge il tiro sulle posizioni del Csm. Era già accaduto per il parere dato da palazzo dei Marescialli al decreto governativo sui rifiuti: la creazione di una superprocura napoletana era stata bocciata, ma poi Mancino aveva spiegato che era solo un «suggerimento».

La bozza comunque c’è, anche se deve essere ancora discussa, ha ribadito uno dei due correlatori, il consigliere Fabio Roia di Unicost, che con Livio Pepino di Md sta preparando il documento. Mancino fa retromarcia, Roia difende l’esistenza di un documento che ritiene incostituzionale l’emendamento sospendi-processi, ma quel che è certo è che la discussione al Csm sarà animata, con contrapposizioni tra togati più vicini al centrodestra e quelli che sposano il parere della coppia Roia-Pepino.

«Una parte del Csm», secondo il deputato del Pdl e legale di Berlusconi Nicolò Ghedini, «vuole o tenta di avere un ruolo politico». Dall’altra sponda politica Antonio Di Pietro ribadisce: «Il Csm ha il diritto e il dovere» di avvertire che si sta facendo una legge incostituzionale». Non ha senso criticare l’emendamento appellandosi all’obbligatorietà dell’azione penale, ironizza invece l’ex Guardasigilli leghista Roberto Castelli: «Sappiamo tutti che è una finzione». Ci sono «3 milioni di giudizi» pendenti l’anno: «È chiaro che non si affrontano tutti ma si sceglie». Già adesso.