Csm: Sansa e De Pasquale rischiano il trasferimento

Dopo gli insulti al premier i due magistrati finiscono sotto esame. E Alfano incassa alla Camera il primo ok alla riforma dei processi

da Roma

Dialogo e polemiche sulla giustizia. La giornata di ieri, per qualche verso, è simbolica del rapporto tra governo da un lato e opposizione e magistratura, dall’altro.
Il ministro Angelino Alfano incassa alla Camera il primo sì alla sua riforma del processo civile (con 279 favorevoli e 210 contrari), rallegrandosi per il giudizio sostanzialmente positivo di Anm e Csm, malgrado i rilievi. È così soddisfatto da mostrare il suo volto più conciliante: assicura al centrosinistra che il testo non sarà «blindato» al Senato e si potranno fare modiche, anche sul discusso filtro per i ricorsi in Cassazione. Quanto alla riduzione delle ferie dei tribunali, stralciata dal testo, se ne discuterà insieme. Insomma, il confronto è possibile se «i totem ideologici» vengono accantonati. Commenta positivamente l’Udc (erano quasi tutti centristi i 31 astenuti) e il Pd è solo un po’ più cauto.
Nella stessa giornata, però, si apre un altro fronte di polemica con le toghe: il Csm accoglie la richiesta dei due laici del Pdl Gianfranco Anedda e Michele Saponara e apre un fascicolo sul pm milanese Fabio De Pasquale e sul presidente del Tribunale per i minorenni di Genova Adriano Sansa, che potrebbe portare al loro trasferimento. Il primo, nell’udienza del 27 settembre del processo sui presunti fondi neri Mediaset in cui è imputato Silvio Berlusconi, definì «criminogeno» il lodo Alfano, sollevando l’eccezione di costituzionalità. Una dichiarazione «inaccettabile» per il Guardasigilli che, quando il vicepresidente del Csm Nicola Mancino gli ricordò che aveva il potere di aprire un’azione disciplinare, rispose che si aspettava un intervento di Palazzo de’ Marescialli.
Così è stato. Poco dopo il deposito della richiesta di Anedda e Saponara, il comitato di presidenza del Csm si riunisce d’urgenza, l’accoglie e assegna la pratica alla Prima commissione che già lunedì ne discuterà. L’istruttoria dovrà accertare se è necessario il trasferimento d’ufficio di De Pasquale e Sansa, per incompatibilità ambientale o funzionale.
In un’assemblea dell’Anm ligure, Sansa definì Berlusconi «primo ministro piduista circondato da persone che servono lui e non lo Stato», il governo «indegno di affrontare il tema della giustizia» e disse che «l’unico titolo di merito» di Alfano è «di essere un fedelissimo del premier». Per i due consiglieri del Pdl le parole dei due magistrati «vanno ben al di là dei giudizi critici consentiti dalla libertà di espressione e coinvolgono con concetti e parole denigratori cariche e organi costituzionali». Serve, dunque, un intervento del Csm a tutela del «prestigio delle istituzioni e delle persone offese». Anedda e Saponara criticano anche il presidente della sezione Piemonte dell’Anm Giancarlo Girolami e il presidente ligure Anna Canepa (membro della giunta centrale dell’Anm): assistevano alle dichiarazioni di Sansa e con il loro «assordante silenzio hanno dimostrato di condividerle».
De Pasquale tace, ma l’ex segretario dell’Anm Nello Rossi dice che il pm nel processo «gode della «più ampia libertà di parola». E, come il procuratore di Asti Maurizio Laudi, giudica «anomalo» ed errato l’intervento del Csm. «Mi fido del Csm - commenta Sansa -, finché non sarà inquinato dalla riforma».