Il Csm se n’infischia della Costituzione

Sia pure con l’innata cautela, il presidente Napolitano ha cercato di frenare i ripetuti ammutinamenti delle toghe. Gliene siamo grati. Resta però il rimpianto per il suo lontano predecessore, Ciccio Cossiga.
Non che siano letture da farsi sotto l’ombrellone, ma vi sarete pure imbattuti in memorie di magistrati d’antan. Sono l’elogio della riservatezza. Ricordo un Incontro di Indro Montanelli (Incontri era una sua rubrica sul Corsera degli anni '50 e '60) con Borrelli padre, nella penombra della casa di quell’anziano giudice. È la storia di una vita ritirata. Né cavalli, né prime alla Scala, né gli appelli tv del figlio. Ma irreprensibilità nei fatti e nella forma.
Oggi, i magistrati scutrettolano come soubrette. La signora Gandus, pm del processo Berlusconi-Mills, usa il blog per schierarsi contro il centrodestra. L’ex sindaco di Genova e tuttora magistrato, Adriano Sansa, teorizza la disobbedienza alle leggi che non gli stanno bene. Il sanguigno Livio Pepino del Csm ironizza sulla «neutralità» del giudice. Dà del «fascista-maccartista» a Previti e assegna a se stesso e ai colleghi il compito di produrre «una giurisprudenza alternativa che affermi gli interessi delle classi subalterne». Una tarda scimmiottatura dei magistrati dell’Urss che costruivano le sentenze in base agli «ideali» dei soviet. Questo Pepino, per inciso, è quello che sta preparando il cosiddetto parere del Csm sul pacchetto giustizia. Ovviamente, una rasoiata antigovernativa.
Qui sta il punto. Il Csm è un organo costituzionale che si è messo la Costituzione sotto le suole. Dovrebbe sorvegliare le toghe, punirne i letarghi e gli abusi. Ma, su questo, scantona. Sventaglia invece pareri non richiesti, e che non ha il potere di enunciare, per mettere i bastoni tra le ruote al Parlamento e al governo. È un’istituzione deviata.
Imboccò la china negli anni '80. Craxi, presidente del consiglio, aveva criticato le indagini lacunose sul delitto Tobagi e l’accanimento contro un innocente, Enzo Tortora. Indispettito, il Csm decise di stilare - proprio come fa in queste ore - un documento contro l’incauto. Ma Cossiga, che da Capo dello Stato era anche presidente del Csm, si infuriò. «Se mettete all’ordine del giorno la censura a Craxi, io vengo con i Cc e annullo la seduta» disse. E nel giorno della riunione fece circondare la sede di Palazzo dei Marescialli da militi autocarrati in tenuta antisommossa. Come d’incanto, il Csm dimenticò Craxi e parlò di varie ed eventuali. Di fronte ai sordi, lo Stato si difende anche alzando la voce. Non crede, presidente Napolitano?