Il Csm trasferisce la Forleo: "Compromesso il suo ruolo"

Avviata la procedura di trasferimento d'ufficio da Milano. Constatata anche l'incompatibilità funzionale: non potrà più svolgere funzioni monocratiche. <strong><a href="/a.pic1?ID=225281" target="_blank">Leggi i verbali del Csm</a></strong>

Roma - Clementina Forleo è incompatibile con gli uffici giudiziari di Milano e con la sua funzione di gip. È unanime la decisione della prima commissione del Csm di aprire l’istruttoria per trasferire il magistrato che si occupava dell’inchiesta Bnl-Unipol. Il 18 dicembre lei potrà difendersi, con il legale al fianco, ma le accuse sono pesantissime e sarà ben difficile evitare la sanzione. Anche se in questo caso non sarà per «colpa» del magistrato, come per l’azione disciplinare aperta il 27 novembre dal Procuratore generale della Cassazione, per l’ordinanza con la quale la Forleo chiedeva alle Camere di utilizzare le intercettazioni sulle scalate bancarie di 6 parlamentari, in testa Massimo D’Alema e Piero Fassino.

Le denunce pubbliche del gip, da quelle televisive ad AnnoZero a quelle sulla stampa, per «interferenze ed intimidazioni istituzionali subite, non hanno trovato alcun riscontro», per il Csm. Ma hanno creato «un clima di allarme e sospetto» nell’opinione pubblica e una «situazione di grave disagio» nell’ambiente di lavoro della Forleo. Che, in questo modo, «ha compromesso la sua possibilità di svolgere le sue funzioni «con piena indipendenza e autonomia». Per questo dovrebbe lasciare Milano e l’incarico di giudice monocratico, per entrare in organi collegiali.

La Forleo sembra condannata. «E non è detto che sarà colpita solo lei», precisa la laica del Pdci Letizia Vacca. La vicepresidente della commissione precisa che s’intende lanciare un segnale a tutti i magistrati che facciano «comparse televisive che non riguardano manifestazioni di opinione». Suona come un anticipo di condanna anche per il pm di Catanzaro Luigi De Magistris, sul quale la stessa commissione deciderà domani. Anche lui è sotto procedimento disciplinare, dopo l’avocazione dell’inchiesta che ha tra gli indagati Romano Prodi e Clemente Mastella, ma prima potrebbe arrivare il trasferimento per incompatibilità.

Si legge nell’atto di incolpazione della Forleo: «interpretazione distorta di fatti e circostanze», «sottovalutazione delle conseguenze delle sue dichiarazioni», «comportamento che compromette il prestigio, la credibilità e l’autorevolezza necessari per l’adeguato esercizio delle funzioni». A palazzo de’ Marescialli il Pg di Milano Mario Blandini e l’ex magistrato Ferdinando Imposimato, che dovevano fornire le principali conferme di pressioni per sbarrare il passo alla Forleo, hanno smentito o minimizzato. E i dirigenti degli uffici milanesi, come la presidente del tribunale Livia Pomodoro, hanno descritto un magistrato che si è attirato quanto meno le antipatie di colleghi, avvocati, perfino cancellieri e amministrativi. Quanto ai sospetti sull’incidente stradale in cui morirono i genitori e alle presunte negligenze di carabinieri e pm, nascerebbero solo da sue «distorsioni» mentali.