Il Csm trasferisce la Forleo: è incompatibile Lei: auspico una seria riforma della giustizia

Deve lasciare Milano il gip dell'inchiesta sulle scalate bancarie. Lo ha deciso a maggioranza il plenum del Csm, che ha
disposto il suo trasferimento d'ufficio. Contestate le dichiarazioni ad "Annozero". La replica: non c'è posto per un giudice indipendente

Roma - Deve lasciare Milano il gip dell'inchiesta sulle scalate bancarie Clementina Forleo. Lo ha deciso a maggioranza il plenum del Csm, che ha disposto il suo trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale. La decisione del trasferimento è passata con 20 voti a favore e tre contrari dei consiglieri di Magistratura indipendente e l'astensione del procuratore generale della Cassazioni Mario Delli Priscoli. A favore del trasferimento gli interi gruppi di Magistratura democratica, Movimento per la Giustizia, Unità per la Costituzione, e dei Laici di Sinistra. Favorevoli anche il vice presidente del Csm Nicola Mancino e il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone.

Non ha "indipendenza e imperzialità" Per il csm la Forledo non è in grado di svolgere le sue funzioni con piena "indipendenza e imparzialità ". Con i suoi comportamenti ha creato un "disagio diffuso" nel suo ufficio giudiziario e in procura; procura con cui inoltre si è "incrinato il necessario rapporto di reciproco rispetto ed equidistanza". E' quanto scrive il plenum nella delibera approvata.

Due le condotte contestate Le sue dichiarazioni pubbliche ad "Annozero" su "poteri forti" che anche per il tramite di "soggetti istituzionali" avrebbero interferito nelle sue funzioni, proprio mentre da gip si stava occupando dell'inchiesta sulle scalate bancarie; e i rilievi mossi da Forleo ai colleghi della procura titolari di quell'inchiesta, con cui si spinse sino a protestare ritenendo che stessero insabbiando tutto. Le denunce ad "Annozero" sono "gravemente sproporzionate rispetto ai fatti emersi" (l'"asserito invito alla prudenza" del Pg di Milano nella gestione delle intercettazioni di quella inchiesta e le presunte "pressioni" sul Pg della Cassazione perché le avviasse un'azione disciplinare), e hanno determinato "allarme" e "discredito" sui colleghi "obiettivamente infondati". Mentre le critiche rivolte ai pm dell'inchiesta sulle scalate dimostrano un rapporto caratterizzato da "eccessiva disinvoltura", "contrario" alla deontologia e "indicativo di un pregiudizio accusatorio incompatibile con l'imparzialità richiesta". Nell'insieme è emersa una "marcata carenza di equilibrio" da parte di Forleo, una "abnorme personalizzazione" delle vicende processuali a lei affidate e una "propensione a condotte vittimistiche" , tali da determinare "contrasti, conflitti e sospetti" nei confronti di colleghi.

La Forleo: lotterò per una legge uguale per tutti "Lotterò fino alla fine dei miei giorni, andrò a testa alta nei tribunali per affermare il principio che la legge è uguale per tutti". Il Gip di Milano Clementina Forleo annuncia battaglia dopo essere stata trasferita d'ufficio per incompatibilità da Milano dal Csm.

"Auspico una seria riforma della giustizia" A invocarla è la Forleo. Che dice di avere "ancora fiducia nella giustizia, che alla fine avrà la meglio", ma è chiaro che si sente vittima di una decisione immeritata e per la quale esprime "amarezza". "Dichiarazioni sopra le righe da parte di magistrati ce ne sono costantemente; ci sono colleghi che hanno fatto interviste su procedimenti a loro carico, ma non è successo nulla". E a chi le chiede se per lei è stato usato un metro diverso, dice: "il mio è il primo caso", "con questo precedente ho sfondato una porta blindata". Sorride a chi le ricorda la "profezia" di Guido Calvi, che dopo la sua assoluzione qualche tempo fa da parte della sezione disciplinare del Csm l'aveva invitata ad aspettare prima di gioire; ma non nasconde la sua amarezza, "non perché non sono in grado di affrontare un trasferimento,visto che ho i mezzi per difendermi" ma per i colleghi che non sono nelle sue stesse condizioni. Lei comunque è decisa a combattere, dice annunciando innanzitutto il suo ricorso al Tar, "a testa alta" e in "tutti i tribunali d'Italia", con "tutti i mezzi del sistema democratico e dello Stato di diritto". Perché la legge sia "uguale per tutti, anche per i magistrati, qualunque sia la loro appartenenza o non appartenenza".

"Non c'è posto per un giudice indipendente" "Un giudice indipendente, che non appartiene e non vuole appartenere a nessuno, in questo paese non può ancora esistere". Così si è difesa, polemica ed emozionata, Clementina Forleo fa davanti al plenum del Csm. Ha preso la parola subito dopo i relatori, risentita per le accuse che le sono state rivolte e che giudica "offensive". E ha aperto il suo intervento negando di aver "mai reso dichiarazioni pubbliche o compiuto atti che hanno compromesso" la sua indipendenza e imparzialità. La Forleo, a cui vengono contestate le sue dichiarazioni ad "Anno Zero", sull'esistenza di poteri forti che avrebbero interferito nell'esercizio delle sue funzioni, chiarisce di non aver mai denunciato interferenze, ma parlato invece di "tentativi di delegittimazione" della sua persona e non del suo operato.
Parole che si riferivano alla "doverosa denuncia" che aveva fatto qualche giorno prima a Brescia, dopo aver ricevuto un proiettile con una lettera anonima; lettera che seguiva un altro anonimo nel quale le era stata "profetizzata" la morte dei suoi genitori. Una denuncia che, ha sottolineato il gip, "non è rimasta nel vuoto", visto che proprio a seguito del suo esposto è partita un'indagine che si è conclusa con richieste di rinvio a giudizio.

"Se è così toglietemi la scorta" Forleo parla quasi senza prendere fiato e più volte ribadisce la sua "amarezza per le accuse che le rivolge il Csm e che in parte si riferiscono a condotte "già chiarite", in parte a comportamenti "mai contestati". In particolare le brucia quel passaggio dell'incolpazione del Csm, in cui si dice che ha "una notevole propensione per condotte vittimistiche". Se è così, dice rivolta ai consiglieri, "vi prego di attivarvi perché mi sia tolta la scorta". E chiede al Csm di acquisire una lettera anonima che le è pervenuta e che riproduce una sua fotografia ripresa da un giornale con una svastica disegnata sul viso ed espressioni insultanti. Infine Forleo lamenta come i due relatori che l'accusano, Fabio Roia e Livio Pepino, in tempi "recentissimi" le abbiano espresso "stima". Chiede di acquisire le telefonate tra lei e il consigliere Roia e parla di una dedica ad un libro che le avrebbe fatto Pepino dopo la sua sentenza sul terrorismo. "Allora ero dipinta come magistrato di sinistra attaccata dalla destra, ora avviene il contrario". Quindi la riflessione sul giudice indipendente che "non può ancora esistere".