Il ct azzurro ripercorre storie e personaggi dell’anno appena finito, traccia linee e progetti che saranno il suo filo conduttore fino all’avventura in Germania Lippi: «Gioco un mondiale tutto d’attacco» «Non temo il Brasile, anche loro avranno uomi

Franco Ordine

Caro Marcello Lippi, abbiamo dato un’occhiata al suo oroscopo. Recita testualmente: per i nati sotto il segno dell’ariete «gli affari si consolideranno a giugno, con la venere astuta dopo il 25 giugno». È buon segno, secondo lei?
«Non guardo e non leggo l’oroscopo. E se sono davanti alla tv, cambio canale».
Allora andiamo sul sicuro: facciamo gli oscar del 2005. Cominciamo dalla squadra...
«Designazione scontata: è la Juve. E con la squadra vorrei segnalare la sua dirigenza che ha avuto il merito di non farsi cogliere mai impreparata rispetto all’invecchiamento del gruppo. Pensi, dei calciatori che fecero parte della mia prima Juve, sono rimasti in tre: Del Piero, Pessotto e Birindelli. Tutti gli altri sono cambiati».
Lo sa che tra sei mesi non basterà più vincere lo scudetto?
«Certo. E lo dice uno che ha condiviso con molti attuali juventini la delusione di Manchester. Dalla loro hanno un vantaggio: solo chi prova a vincere tutto, può vincere qualcosa».
E l’allenatore 2005?
«Anche qui nome scontato, Fabio Capello».
Il calciatore italiano?
«Metterei in primo piano Luca Toni, ha segnato più di tutti in Europa, ha fatto una gran bella scalata fino alla nazionale. Al suo fianco metto Alberto Gilardino».
E lo straniero doc?
«Ibrahimovic. È un fuoriclasse: mette insieme classe e temperamento, oltre che rabbia. Se migliora nel realizzare gol diventa un numero uno».
E l’armata europea?
«Voto il Barcellona di Rijkaard. Ha il giocatore simbolo, Ronaldinho: se dovessi girare uno spot per il calcio, come divertimento, utilizzerei lui in qualità di testimonial. Poi gioca bene, diverte e vince».
Come ct chi ha votato al Fifa World Player?
«Al primo posto Ronaldinho, definito geniale, al secondo Lampard fantastico, e terzo Gerrard quasi fantastico».
A proposito di Juve, cosa ha provato il giorno in cui un tribunale della Repubblica ha assolto Agricola e Giraudo?
«Ho provato una grande gioia per le persone interessate. Le conosco molto bene, so come hanno lavorato, e conosco anche le loro qualità morali».
Passiamo al capitolo mondiale: ha colpito quel suo intervento fuori dagli schemi, neanche una lacrimuccia finta sul girone di ferro. Come mai?
«Ho fatto un intervento virile perché una delle qualità fondamentali per far bene in un torneo del genere è la convinzione nei propri mezzi. Di qui la necessità di non fare calcoli, di evitare attorcigliamenti sugli avversari da incrociare più avanti. Dipenderà da noi, solo da noi il risultato finale: abbiamo il destino nelle nostre mani».
Non è nemmeno abituale che un ct allontani il rinnovo del contratto, legandolo al risultato del mondiale...
«Ho fatto al presidente Carraro questo discorsetto semplice semplice: caro presidente, io ho lavorato bene con la sua federcalcio, ho stima nei suoi confronti, godo di grande fiducia. Se queste condizioni saranno intatte a fine luglio ci metteremo intorno a un tavolo e firmeremo. Non sarà certo un foglio di carta a tenere in vita la conduzione di una Nazionale».
I 23 azzurri del mondiale sembrano già scritti sulla pietra...
«Se dopo un anno e mezzo di lavoro non godessi di numerose certezze, non avrei lavorato bene. Ma a sei mesi dall’appuntamento, chiudere l’imbarco per la Germania, sarebbe un errore da dilettante. Ho gli occhi spalancati per cogliere qualsiasi fioritura. Se c’è uno che d’improvviso comincia a farmi tre gol a partita, io lo porto».
L’assicurazione riguarda anche Cassano che va all’estero, al Real?
«Vale per tutti, Cassano compreso».
Da Torino arrivano notizie inquietanti su Buffon: cosa c’è di vero sulla salute?
«Gli parlo tutte le settimane. So che la spalla non è più un problema, ha avuto un infortunio all’alluce del piede. Ma non ci sono allarmi».
Non trova Totti maturato da matrimonio e paternità?
«È dall’inizio dell’anno che lo trovo sereno, contento, maturo. Vedo che apprezza il lavoro di Spalletti, contribuisce a superare le difficoltà».
Quando e perché ha scelto di dare alla sua Italia un aspetto tattico coraggioso: 2 punte, un trequartista, Pirlo regista...
«Ho deciso nell’estate scorsa. Eravamo a un passo dalla qualificazione, dovevamo utilizzare le risorse migliori. Ce le abbiamo in attacco: dobbiamo solo migliorare l’organizzazione difensiva. Le risposte ricevute, sul campo, tra partite vere e amichevoli, sono state tutte positive. A quel punto ho deciso di tirare dritto».
Lo sa che molto dipenderà dalle condizioni del suo gruppo: se arriverà usurato è un conto, se arriverà fresco è un altro...
«Anche le altre nazionali, Brasile compreso, corrono lo stesso rischio. I suoi migliori esponenti giocano in Europa. Io predico il contrario: se un calciatore vince qualcosa, cementa la sua sicurezza e la stanchezza può recuperarla in una settimana. Se arriva sconfitto, è un bel problema».
Tra un po’ cominceranno le Olimpiadi invernali: almeno qui si sbilanci...
«Ho fatto il tedoforo ed è stata una bella esperienza. L’ho fatto volentieri e non solo per i vincoli di amicizia con gli organizzatori, ho una casa da quelle parti, e sarò puntuale in tribuna per le gare più suggestive. Sarà un bel successo per l’Italia. Peccato...».
Peccato cosa?
«Peccato non ci siano l’Avvocato Agnelli e suo fratello Umberto. Il primo è stato decisivo nell’assegnazione, il secondo ha costruito il Sestriere, tanti anni fa. Avrebbero meritato la soddisfazione».