Il ct Prandelli pensa già al dopo-euro e Abete trema

Prandelli ribadisce di volere un club. Pesa lo schiaffo della Lega sugli stage

Varsavia Profetica quella foto pubblicata sulla brochure della nazionale italiana distribuita ai media di tutto l’europeo. Raffigura Prandelli che applaude, come per un congedo, con un viso indecifrabile tra il triste e il tormentato. A poche ore dalla semifinale con la Germania, le parole pronunciate dal Ct ai microfoni della Rai, hanno il sapore, autentico, di un mesto addio, travestito da un diplomatico rinvio. «Prima finiamo l’europeo, poi valuteremo il tutto» la frase finale. Preceduta da quella di maggior peso per i cronisti al seguito del club Italia: «Ho un contratto (fino al 2014, ndr, a 1,1 milione di euro netti l’anno) e un rapporto bello, straordinario, anche se ho sempre detto che mi manca il campo». Tradotto: voglio tornare ad allenare un club.

Spiazzata la federcalcio, con Albertini, capo-delegazione e vice-presidente, rimasto di sale. Più preparato il dg Antonello Valentini che ha rivissuto la stessa situazione di Germania 2006. Allora, ecco la differenza di non poco conto, Lippi avvertì lo staff dirigenziale prima di volare in Germania che al ritorno da Duisburg, qualunque fosse stato il risultato ottenuto, avrebbe dato le dimissioni. «In verità Cesare ha sempre detto che gli manca il campo» la testimonianza di Arrigo Sacchi, arrivato ieri a Varsavia per assistere alla disfida.

Prandelli è un tipo permaloso, non ha gradito, pur accettandolo, lo schiaffo che il calcio dei club gli ha rifilato sul viso quando ha chiesto, per preparare meglio la spedizione, tre stage, niente di complicato o di speciale. La risposta fu negativa, poi la morte di Morosini fece saltare l’unica finestra rimasta aperta. Il continuo riferimento alla Germania, «capace di programmare il futuro», è il suo chiodo fisso: vorrebbe che il calcio italiano imboccasse la stessa strada. È come chiedere la luna nel pozzo, specie di questi tempi con la Federcalcio che ha perso ogni potere nei confronti della Lega di Milano.

Se Prandelli dovesse confermare il proposito di lasciare, dopo euro2012, la Nazionale si aprirebbe una vera crisi tecnica e politica in federazione. Già perché Abete dovrebbe rispondere dello smacco: ha un ct sotto contratto, e se lo fa sfuggire, senza ricorrere alla moral suasion? Prandelli non ha una panchina di club da occupare al volo: libera in Europa solo quella del Tottenham e non sembra interessato a trasferirsi a Londra. Piuttosto ad aspettare che si liberi una di quelle che contano: l’Inter, nel frattempo affidata a un deb come Stramaccioni. Nel caso di addio di Prandelli all’azzurro, lo scenario che si aprirerebbe dinanzi ai federali non è dei più incoraggianti. Un solo tecnico eccellente libero in circolazione: è Fabio Capello, appena uscito, con grande dignità, dalla nazionale inglese.

I suoi guadagni sono fuori dai canoni federali, ma Abete sarebbe comunque costretto a interpellarlo per non prestare il fianco ad altre critiche. A dire no, dev’essere don Fabio, da sempre ha dichiarato di non voler allenare la Nazionale. Semmai la vera contro-indicazione sarebbe di natura calcistica. Con Prandelli l’Italia ha imboccato una strada virtuosa, la ricerca del gioco incassando riconoscimenti in campo internazionale. L’ex ct dell’Inghilterra è continuamente inseguito dalla fama di incallito italianista. Vorrebbe dire riportare indietro le lancette dell'orologio.

Dietro il nome con le stelline di Capello, un paio di giovani di belle speranze: Ciro Ferrara è l’attuale ct dell'under 21, scottato dall’esperienza juventina, ma rilanciato da quella azzurra; Gianfranco Zola ha collaborato in passato con Casiraghi e la federcalcio, non ha un grande curriculum. «Sarebbe un bel guaio» il commento finale sfuggito a un federale. Perciò da oggi riprenderà il tentativo di convincere il Ct a restare.