Cuba lancia Wikipedia comunista

Ogni voce parte da un punto di vista anticolonialista. Gli Usa? "Impero della nostra epoca". Stalin: "Grande leader con il pallino delle quote rosa". Miami: "Quartier generale della mafia anticubana"

Leggi Wikipedia made in Cuba e scopri un mondo nuovo, diverso. Provi subito con Stalin: «Grande leader con il pallino per le quote rosa. Già nel 1930 in Russia le donne venivano pagate come gli uomini». Che insospettabile precursore. Scarsissimi gli accenni ai crimini politici, derubricati a «Errori strategici».

Vai avanti, pensi a un’altra parola chiave e scrivi Stati Uniti: «L’impero della nostra epoca». Vai oltre. Ti sposti su Miami. «Città della Florida, la culla della mafia anticubana». Rileggi e pensi: ecco, anche a Miami la mafia ormai è un problema enorme, aveva ragione Saviano.

È così che Cuba diventa moderna e lancia in rete la sua enciclopedia mondiale, «libera e aperta a tutti e per tutti». Insomma, per tutti proprio no. Ad esempio non per Guillermo Farinas, il dissidente cubano a cui l’Europarlamento ha appena assegnato il premio Sakharov 2010, dedicato a chi si batte per i diritti umani. La sua sedia è rimasta vuota. Impossibilitato a raggiungere Strasburgo perché a Cuba nessuno gli ha firmato il permesso per lasciare il Paese. Lo cerchi su Wikipedia cubana ma niente. Il suo nome non esiste. Eppure il progetto è stato lanciato in grande; appena nato il sito (www.ecured.cu) ha già 20mila voci, e si aggiorna di minuto in minuto. L’iniziativa, curata dai «Joven Club de Computación y Electronica», un’associazione dei club giovanili di informatica, è una rete statale di 600 centri in tutta l’isola con 1.150 iscritti. La maggior parte delle pagine già stilate riguardano argomenti storici, geografici, scientifici e biografie di personalità, ovviamente condite da salsa rivoluzionario-comunista. Con definizioni e distinguo. Di Fidel Castro l’enciclopedia scrive che nel suo ruolo attuale «incide nelle decisioni strategiche della Rivoluzione con la sua autorità morale». Mentre suo fratello Raùl, attuale presidente, è un «combattente rivoluzionario, dirigente politico, statista e capo delle forze armate». La biblioteca virtuale della rete -spiega l’organo ufficiale del regime Granma - si autodefinisce come «Solidale e cubana, che mira ad una partecipazione universale con un punto di vista anticolonialista e senza fini di lucro». Una nota in fondo spiega che «Gli scritti di Wikipedia alla cubana non saranno firmati, ma saranno di proprietà della comunità, e non saranno ammessi quelli con contenuti discriminatori, osceni, diffamatori o pornografici». E ovviamente saranno ben accetti solo se comunisti. Ma Cuba non è sola, e i tentativi di indottrinare tramite la Rete sono tanti. La Cina ha appena annunciato il lancio di una piattaforma di microblogging simile a Twitter. Cambieranno solo il contenuto dei post e gli obiettivi: sfruttare i nuovi media per la propaganda. Uno dei primi messaggi apparsi sul profilo di Bo Xilai, segretario di partito nella città di Chongqing, dove il sito è stato implementato per volere del dipartimento per la propaganda, è illuminante: «Mi piacciono molto le parole di Mao, quando afferma che il mondo è nostro e come tutti noi dovremmo lavorare insieme». Ci sono i web «religiosamente corretti»: su quello dedicato agli ebrei, la home page presenta una galleria di personaggi famosi, da Amy Winehouse a Harry Houdini, chiedendo: «Sapevi che era ebreo?». Insomma, alla fine è tutto questione di punti di vista. Cuba, in fondo, è sempre stata un’illusione. È l’isola dove chi dissente va in prigione, ma se bevi un rum e coca te lo spacciano per «Cuba libre».