Cuccarini: «Che emozione entrare nella favola di Charity»

La soubrette è protagonista del musical che debutta martedì prossimo al teatro Sistina con la regia di Saverio Marconi e le coreografie di Tommassini

Nonostante gli anta, i pargoli e il mobbing che l’ha sfiorata senza provocare grossi traumi («fortuna che il contratto con la Rai è scaduto: mi hanno pagata per non lavorare»), è ancora lei la più amata dagli italiani. Gambe da gazzella, sorriso disarmante, un taglio di capelli sbarazzino e intrigante: sogna di laurearsi in scienze della comunicazione e spera di duettare con Michael Bolton. A dispetto dell’embargo in cui le è capitato di trovarsi ultimamente in tv - digiuno amaro rotto con la partecipazione l’anno scorso alla fiction di RaiUno Lo zio d’America -, Lorella Cuccarini è in splendida forma. E ha intenzione di dimostrare a tutti, sul terreno che le è più congegnale quanto vale. Ballerina scoperta dal talent scout Pippo Baudo, conduttrice tv e showgirl a tutto tondo, super Lorella torna sulle tavole del Sistina dove qualche anno fa spopolò con Grease.
Stavolta Lorella è la protagonista di Sweet Charity primo musical concepito da Bob Fosse con musiche di Cy Coleman e testi di Neil Simon vincitore di cinque Tony Awards. Il debutto dello spettacolo (con la regia di Saverio Marconi, e le coreografie di Luca Tommassini) è fissato per il 16 gennaio.
Interpretato da Cesare Bocci, Carlo Reali, Crescenza Guarnieri, e Adelaide Di Bitonto, con la partecipazione di Gianni Nazzaro nel ruolo di Vittorio Vidal, Ray Garcia (Daddy) e Ketty Roselli (Ursula), il musical si ispira allo script di Le notti di Cabiria di Fellini, Flaiano e Pinelli. Sceneggiatura che fu saccheggiata dallo stesso Fosse nel ’68 - tre anni dopo il debutto dello show al Palace Theatre di Broadway - per la trasposizione cinematografica di Sweet Charity (protagonista una irresistibile Shirley MacLaine).
Negli anni, a interpretare il personaggio della entreneuse del night club Fandango, che sogna di cambiare vita e un giorno si innamora di un ragazzo ingenuo al quale racconta di lavorare in banca, sono state Gwen Verdon (terza moglie di Bob Fosse, star di Chicago) e Debbie Allen (la maestra di ballo di Fame). Un’eredità macigno che farebbe tremare le ginocchia alla star più navigata. «Devo confessare che ho avuto un’unica esitazione prima di accettare: il copione. Le battute erano tante, altro che i dialoghi bolla-di-sapone che avevo in Grease» confessa la Cuccarini felice di rimettersi in gioco a teatro accarezzando l’idea di debuttare nella prosa. «Charity è un personaggio complesso, ricco di sfaccettature e umanità, lontano dalla Cabiria di Fellini. È una donna buffa, credulona e naive, è stato grazie alla sua enorme carica d’umanità che ho deciso di fare il grande salto. Ogni sera, quando la porto in scena, mi sembra di entrare in una favola».
Ambientato nella Grande Mela, tra scenografie mozzafiato (le firma Alessandro Camera), Sweet Charity mette in scena i sogni di una ragazza romantica che colleziona delusioni del cuore fino all’inevitabile happy end. Lieto fine che sembra aver sfiorato anche super Lorella, oggi serena sotto ogni punto di vista: «Adoro la mia famiglia e amo il mio lavoro. Sto per coronare il mio sogno di bambina: ballare nella mia città su un palcoscenico dove sono passati gli idoli della mia infanzia. Sognavo a occhi aperti guardando Aggiungi un posto a tavola e oggi, dopo venti anni di tv e tanto teatro voglio godermi l’applauso del pubblico. Nel cassetto? Mi piacerebbe trovare una fiction di qualità, perché ho tanta voglia di fare e sono una che lavora sodo». Liriche italiane di Silvio Testi, traduzione di Michele Renzullo, adattamento di Saverio Marconi.
(Teatro Sistina, repliche fino al 18 febbraio)