Cuccioli di razza rapiti in Ungheria e portati in Italia dentro le scatole

Elena Gaiardoni

Si chiama «Oro dell'Est» l'operazione conclusasi con successo a Lodi ieri, forse per ricordare ancora una volta che non è oro tutto quello che luccica. Si sono spenti per sempre gli occhi dorati di alcuni barboncini o maltesi bouledogue, vittime di un traffico d'importazione di cani di razza dall'Ungheria. Arrivavano chiusi in scatole di cartone che non permettevano loro di respirare, in pessime condizioni sanitarie e sottoposti anche a sevizie. Coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, Emma Vittorio, «Oro dell'Est» ha coinvolto una ventina di agenti del corpo forestale del comando provinciale della cittadina lombarda, ha portato all'arresto di due persone, ma ha evidenziato una rete di dodici italiani, tra cui due medici veterinari e titolari di esercizi della vendita di animali da compagnia, organizzata alla perfezione: dal prelievo del cucciolo alla falsificazione dei documenti, alla vendita anche per 800 euro a cagnolino rivolta a clienti ignari, quando i cuccioli erano stati comperati per un pugno di mosche.

Dentro le scatole, stipate in un'automobile, sono stati trovati una trentina di cagnolini, che sarebbero dovuti essere immessi sul mercato. Le ipotesi di reato contestate vanno dall'associazione a delinquere al traffico illecito di animali di età inferiore alle dodici settimane, dall'esercizio abusivo della professione medica alla frode in commercio. Inoltre: maltrattamento, detenzione produttiva di gravi sofferenze, ricettazione. Non si ripeterà mai a sufficienza che gli animali sono esseri non cose, il loro cuore che palpita non è un oggetto, è un cuore come il nostro, ma purtroppo continuano a essere cavie innocenti di avidità commerciali oscene.