La cucina d’antan piace ai buongustai, non solo ai leghisti

Caro Granzotto, in quanto aderente al circolo del Tavernello le invio un articoletto che tratta del «menu padano», ovvero delle preferenze culinarie dei leghisti. Lo mando a lei, nostro acclamato presidente, perché il leghista ama i piatti della tradizione, i piatti della nonna per intenderci, ed è in tal senso in perfetta sintonia con la filosofia del nostro circolo. Le segnalo la «cassouela», la «paniscia», il «tapulon», i cappelletti in brodo, il bollito misto e i tortellini (ma io che sono all’incirca di quelle parti, li chiamerei piuttosto «agnoli») di Valeggio chiusi dal «nodo d’amore» che, come lei scrisse qualche tempo fa, solo donne dalle «dita di arpista» sanno fare. Concorda con me nell’elevare la Lega a raggruppamento sodale con noi del Tavernello, a prescindere dalle proprie simpatie politiche?