La cucina mette «A ferro e fuoco» la Triennale Da oggi la curiosa mostra all’insegna del gusto con installazioni ed eventi prelibati

Nell’ultima delle sei stanze, a chiusura della rassegna, le ricette dello chef Davide Oldani

La cucina è arte? Certa critica spagnola cercò già di rispondere al quesito filosofico/estetico quando Ferran Adrià, il cuoco creativo più famoso del mondo, tempo fa acconsentì a esporre i suoi piatti in un importante museo tedesco. «Tu non sei Picasso», tuonò acido il giornalista del Pais, innescando un dibattito globale che ancora esibisce strascichi. Ora, non sappiamo se ricette come le ultime (fantastiche) Capelonghe con alghe che Adrià cucina nel suo Bulli a Roses, www.elbulli.com, possano valere un Guernica ma che gastronomia e dimensione artistica tout court possano duettare benissimo è dimostrato dalla bella mostra «A ferro e fuoco: lo straordinario quotidiano della cucina» che apre oggi al primo piano della Triennale, (www.triennale.it), e che per 10 giorni arricchirà ogni giorno un percorso permanente di sei stanze tematiche con una serie di eventi gustosi. Il tutto sempre nel segno del commestibile d'autore, ambito che la Buitoni, azienda che ha voluto l'esibizione assieme a Boffi Cucine e con il patrocinio di Comune e Regione, conosce molto bene giacché giusto ora cade l'anniversario numero 180 da quel giorno in cui, a San Sepolcro nell'Aretino, Giulia Buitoni iniziò a preparare i suoi primi esemplari di pasta a mano.
Le sei stanze della Triennale, concepite tra gli altri da Piero Addis, direttore artistico, si aprono proprio con grandi cestelli di pasta e un monito ironico-biblico, «E in principio fu la cucina», dove l'installazione di un velo di tessuto che dissimula un fuoco fa già capire che qualcosa bolle in pentola. Ecco allora, girato l'angolo, installazioni alle pareti di sushi, una serie di vignette inedite di Bruno Bozzetto, quadri astratti o figurativi pennellati da giovani autori (fa sorridere l'Uomo Ragno che tira la pasta col grembiule da massaia), con anche un grande piatto a terra che riproduce a mo' di grande schermo frammenti di storia della gastronomia tricolore. E, per tornare alla domanda dell'inizio, può la cucina essere considerata arte?, ecco una serie di installazioni che valgono come risposta affermativa: c'è una montagna di farina alta un metro con guscio d'uovo rotto sopra, che poi è un impasto come l'argilla dell'artista/artigiano. O ancora un'esplicita tavolozza gigante da pittore in cui, al posto dei colori a tempera, sono poggiati ingredienti di cucina, come a dire: se l'arte è arte combinatoria, anche un cuoco è capace benissimo di combinare. Chiusura del percorso con 7 ricette del cuoco Davide Oldani, chef del D'O di Cornaredo, tempio della cucina d'autore a prezzi contenuti, che è lì a rammentare con, ad esempio, la sua Caciotta morbida e asparago al profumo di curry che l'arte gastronomica è l'unica in cui il prodotto artistico scompare perché divorato in un amen. Meno male che è possibile replicarne l'assaggio al ristorante.