Cucinare in carcere: 100 foto raccontano come

Inventarsi una passione culinaria dentro le quattro mura del carcere, avendo a disposizione pochi strumenti, ma molto tempo e fantasia. È quello che racconta il libro fotografico «Il gambero nero», presentato ieri pomeriggio al centro sociale Forte Prenestino, dagli autori Michele Marziani e Davide Dutto. «Le immagini sono state un pretesto per parlare della vita dei detenuti» spiega Dutto, fotografo e da tre anni volontario in carcere. Più di cento le foto, in bianco e nero, raccolte nel libro. «In un anno di lavoro abbiamo raccolto le “ricette di vita” dei detenuti - ha detto Marziani, giornalista enogastronomico -. Sono rimasto stupito dalla loro cucina fatta dal nulla, dalla fantasia e dalla volontà. Il tempo certo non manca». Quindici protagonisti si raccontano attraverso fornelli da campeggio, pochi ingredienti, pentole che si tramandano, chi esce dalla prigione lascia in cella scolapasta e posate di plastica (i coltelli sono banditi). Tra le foto che riprendono la vita nel carcere c’è un ricettario «galeotto» scritto dai detenuti. Un modo per «sentirsi vivi», pur stando in cella.