CUCUZZA TRA MANFRINE E LACRIME

Se c’è chi cambia (giustamente) canale appena compare la sigla di Verissimo, chiunque dovrebbe disdire l’abbonamento Rai appena parte La vita in diretta. Per dirne una, e già non è poco, dura quasi un’ora in più del diretto concorrente di Canale 5, anche se a soccorrere il telespettatore subissato dalle marchette, arriva più misericordioso di un sanbernardo, Tg Parlamento, seguito a ruota da un lunghissimo Tg1. Incredibile, i blablà dei politici non fanno rimpiangere la Lecciso, Carolina di Monaco, la Casalegno e la consueta, patetica compagnia di giro. La zuppa non varia: l’occhialuto e affettato Michele Cucuzza entra in studio con un notes che sembra un volume della Treccani, applaudito da un pubblico, ristretto e festante, di casalinghe e affini assiepato su due file alla sua destra. Di fronte l’ospite di turno (mercoledì c’era Baudo, giovedì Buzzanca, venerdì la seminota Vanessa Hessler) costretto, pur di farsi un po’ di pubblicità, a sorbirsi i micidiali servizi su Pupo e il gioco, il flirt tra la Arcuri e Montano, la nuova vita di Romina Power, il ritorno di fiamma tra Ramazzotti e la Hunziker, il galateo dell’amore secondo Patrizia De Blanck. E poi la Bellucci, la Cucinotta, la Marini, la Ferilli. Sempre le stesse, che messe alle strette da pseudoinviati disposti a ripetere all’infinito le identiche domande, replicano senza mai cambiare di una virgola un copione sentito mille volte. E intanto sullo schermo, tra cosce e scollature, scorrono le immagini dei rotocalchi, con tanto di copertine in primo piano e citazioni a raffica («Come dice Chi», «riferisce Vero», «l’ha dichiarato a Gente») che si occupano unicamente delle medesime signorine grandi forme. Mamma mia, che pizza. E ciascuno, spesso istigato dall’ossequioso intervistatore, alla fine della comparsata, si sente in obbligo di salutare il conduttore con un fastidioso, implacabile: «Ciao Michele». Lui sorride fingendo di non sentire. E intanto per mostrare che La vita in diretta non è soltanto un minestrone di gossip, riceve, con il volto affranto di circostanza, la vedova di un carabiniere ucciso in servizio o spedisce qualche commossa prefica nella casa di una sfortunata vittima della malasanità. Per la serie Tette & Lacrime. Ah, in settimana c’è stato anche il tormentone di Annalisa Minetti, già fresca reduce di Verissimo, presente in studio un giorno sì e l’altro pure con le sue stucchevoli geremiadi. La (immaginaria?) battuta di Panariello sui ciechi sarà stata pure infelice, ma non si può farne un processo di Norimberga bis a puntate quotidiane. Finalmente giovedì la Minetti ha fatto sentire la canzone bocciata. Beh, è così brutta che avrebbe meritato di partecipare al Festival. E magari anche di vincerlo.