Cuffaro prenota un seggio a Roma Sicilia, è toto-candidato nella Cdl

da Roma

Candidature lanciate e prontamente smentite; politici nazionali in campo e nomi che crescono nell’ombra. Tutto secondo lo schema più classico delle scadenze politiche più importanti. Il primo giorno dopo le dimissioni di Salvatore Cuffaro è stato accompagnato dalla prevedibile girandola di nomi per la successione alla presidenza siciliana oltre che da prese di distanza e attestati di solidarietà per la condanna a cinque anni per favoreggiamento.
Lo sbocco nazionale per il politico siciliano è sempre più probabile. Emerge chiaramente dalle parole di Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, che è il partito di Cuffaro. È «giusto», secondo il leader centrista, che il dimissionario presidente della regione «si sottoponga al giudizio dei siciliani. Che accetti di farsi verificare dai suoi elettori. È il solo modo per capire se credono, come credo io, alla sua lealtà e alla sua onestà». Per Casini le dimissioni sono state un gesto di «dignità politica». E anche per il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini «ha fatto bene a dimettersi perché ha capito che la Sicilia non poteva continuare a essere indicata in Italia e a livello internazionale come il quarto anello di un trittico micidiale per la credibilità internazionale dell’Italia. L’immondizia a Napoli, il Papa che non riesce a parlare a La Sapienza, il ministro di Grazia e giustizia che riceve un avviso di garanzia e la moglie finisce ai domiciliari. E poi Cuffaro condannato. Bisogna dire grazie a Cuffaro - sostiene Fini - perché ha posto al riparo i siciliani da un’ondata di discredito nel mondo».
Ieri Cuffaro non ha parlato. Ha evitato di parlare anche con i collaboratori più stretti e ha passato la giornata in campagna con la famiglia. Mentre il mondo politico cominciava a interrogarsi sul successore. Non è tempo di fare nomi, ha detto il presidente del senatori di Forza Italia Renato Schifani, in Sicilia per la conferenza programmatica di An. Comunque, ha assicurato l’esponente azzurro, «sarà l’unità della Cdl siciliana che troverà un candidato che esprima la sintesi di tutta la coalizione». Nessuno spazio ad ambiguità. «I mafiosi non confidino in altri indulti», è stato l’avvertimento di Gianfranco Fini. «Sappiano tutti i mafiosi che ciascun voto che un mafioso darà al centrodestra sarà utilizzato contro di lui e contro di loro», ha assicurato il coordinatore regionale siciliano di Forza Italia, Angelino Alfano, che è stato indicato uno dei possibili candidati del centrodestra.
Altro nome uscito nelle ore successive alle dimissioni di Cuffaro è stato quello di Stefania Prestigiacomo, indicata dal presidente dell’assemblea siciliana Gianfranco Micciché. Ma la stessa esponente azzurra ha negato. Tra i più accreditati a sostituire Cuffaro, il leader del Movimento per l’Autonomia Raffaele Lombardo, la cui segreteria ieri si è detta disponibile a «definire una seria e condivisa piattaforma programmatica» con chi condividerà le battaglie autonomiste dell’Mpa.
Chi sicuramente non si candiderà è il presidente di Confindustria siciliana Ivan Lo Bello, in prima linea nella battaglia contro il racket. «Una mia candidatura politica, così come quella di un qualsiasi componente di Confindustria - ha spiegato - sarebbe un tradimento rispetto al percorso che dobbiamo continuare. Non vogliamo che si pensi - ha proseguito - che quanto abbiamo fatto sulla strada del ripristino della legalità fosse strumentale all’assunzione di posizioni di potere».