Cuffaro, le reazioni dopo la sentenza

Casini: ""Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato
anche un tribunale della Repubblica. Sono certo che in appello cadranno anche le altre
imputazioni". Piero Grasso: "Sono stati tutti condannati ed è stato riconosciuto che a Palermo esisteva una rete per informare i politici
sulle indagini della procura"

Roma - "Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato anche un tribunale della Repubblica. Sono certo che in appello cadranno anche le altre imputazioni". Lo ha detto stasera a Terni il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini commentando la sentenza a carico del presidente della Regione Sicilia. Riguardo alla decisione di Cuffaro di non dimettersi, Casini ha detto: "Mi sembra giusto, lo avrebbe dovuto fare se fosse risultato colluso con la mafia, ma ciò non è risultato essendo caduta l’imputazione più grave e quindi nutro fiducia".

Grasso: "Una svolta" Piero Grasso, procuratore nazionale dell’Antimafia, parla di "svolta" e di "passo avanti" nella sentenza del tribunale di Palermo. "Sono stati tutti condannati ed è stato riconosciuto che a Palermo esisteva una rete per informare i politici sulle indagini della procura, compresa e anche quelle sulla cattura del boss Bernardo Provenzano". Grasso ha evidenziato come la sentenza pronunciata oggi dal giudice Vittorio Alcamo, a Palermo, ha accertato inoltre "le infiltrazioni mafiose negli investimenti del settore sanitario. I patrimoni confiscati sono stimati in centinaia di miliardi".

Schifani: "Ora lavori tranquillo" "Ora lavori tranquillo". Così il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani. "Auguro a Cuffaro buon lavoro. I giudici di Palermo - aggiunge Schifani - hanno fatto cadere l’infamante accusa di favoreggiamento nei confronti della mafia che, se confermata, avrebbe obiettivamente reso difficile l’azione amministrativa del presidente. Cuffaro - prosegue - è stato un imputato modello, non si è mai sottratto al suo giudice naturale, in quanto consapevole in piena coscienza della propria estraneità alla mafia".