Ma Cuffaro si smarca dalla linea dura

Marianna Bartoccelli

da Roma

Acque agitate nella Cdl e altrettanto agitate dentro l’Udc, che si ritrova a fare i conti tra coloro che si schierano senza se e senza ma con il segretario Follini e coloro che invece provano a mettere i puntini sulle «i» e non intendono essere considerati come nemici interni della maggioranza e tantomeno del premier Berlusconi.
«Ho sempre sostenuto che quando c’è già una leadership, le primarie non sono necessarie», è la posizione del vicesegretario nazionale, Totò Cuffaro, che è anche il governatore della Sicilia e i cui voti sono senza dubbio fondamentali a tenere alta la percentuale nazionale del suo partito. Ma preoccupato di apparire bastian contrario rispetto al suo segretario aggiunge: «Se la coalizione ha deciso di farle, le faremo, ma la mia idea continua a essere quella che se c’è il leader le primarie non servono». Per il vicesegretario nazionale dell’Udc c’è un solo modo per uscire dall’impasse nella quale si trova il centrodestra: «Per tornare a gareggiare con il centrosinistra bisogna fare la riforma elettorale». Condizione che nel suo partito sembra essere stata messa in secondo piano, mentre la questione primarie è diventata l’elemento decisivo. Lo stesso D’Onofrio, che insieme a Giovanardi ieri rappresentava l’Udc sul palco della manifestazioni di Reggio Calabria, nella quale i centristi della Cdl sono stati fischiati, insiste che la candidatura di Casini alle primarie è molto probabile e che non ci sono problemi istituzionali di sorta visto che «lo stesso Casini ha detto che se vi dovessero essere si dimetterebbe da presidente della Camera». Per D’Onofrio le primarie sono un fatto di enorme rilievo politico, «perché solo così si passa da un cartello elettorale a un’alleanza politica». Rilancia l’importanza delle primarie anche il ministro Baccini, che sostiene che «saranno un'occasione per una consultazione diretta e una grande mobilitazione del popolo della Cdl e non solo». Baccini sottolinea come le primarie del centrodestra saranno altra cosa rispetto a quelle dell'Unione: «Tra noi ci sarà un confronto vero tra i leader dei partiti, nel centrosinistra vedo che i massimi esponenti non hanno il coraggio di confrontarsi». E dichiara «saggia la posizione di Gianfranco Fini». A Baccini il ruolo di raffreddare la tensione che è nuovamente esplosa tra il suo partito e il premier Berlusconi che a proposito delle primarie ha dichiarato che «spetta all'Udc», che le ha proposte, il compito di stabilire le modalità, l'organizzazione e i costi. «Si riunirà il vertice della Cdl e verranno prese le decisioni necessarie», risponde con la sua notoria flemma.
Reazione diversa quella di Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla Camera, alle parole di Berlusconi nei confronti di Follini dal palco di Reggio Calabria. «Non è con le continue battute da bar-sport che si tiene coesa la coalizione. È comprensibile il nervosismo verso le vere primarie, tuttavia è irresponsabile e intollerabile continuare a offendere il segretario e il partito dell’Udc». E lancia un affondo: «Forse il leader di Forza Italia non ha chiara l’emorragia di voti che ha colpito il suo partito e l’intera coalizione. Chi si è fatto male alle ultime tornate elettorali è ben chiaro ai cittadini elettori dell’intero paese».
A pagare le conseguenze di questa tensione è stato il ministro Giovanardi, accolto dalla platea del Palasport di Reggio da bordate di fischi. E rivolto a Berlusconi ha chiesto: «I nostri avversari sono fuori da qua, vero presidente?»