Cuffaro: «Vinciamo le politiche e il Polo in Sicilia andrà al 54%»

Cerca la riconferma alla Regione: «Se sarò eletto senatore rinuncerò»

Marianna Bartoccelli

nostra inviata a Palermo

Certamente ha un piglio nuovo Totò «vasa vasa». Dopo quattro anni di governatorato il suo look appare cambiato. La partita che gioca adesso è forse la più dura del suo percorso politico: Totò Cuffaro, presidente della regione siciliana gioca per sé ma soprattutto per il suo partito, l’Udc, e per la Casa delle libertà. Una partita doppia se non tripla. Ne è consapevole e così parla senza «affezionati» attorno da salutare e baciare, con un diario chiaro di appuntamenti da rispettare e alle 9 del mattino ha già letto giornali mentre i suoi collaboratori le agenzie. Distintivo della vecchia Dc sul bavero della giacca, la sua conversazione inizia dai grandi problemi di finanza nazionale. Annuncia subito un ruolo diverso della regione siciliana nel patto di sindacato di Capitalia di cui è componente con il 2,8% e lancia da vicesegretario nazionale dell’Udc il referendum per modificare la legge elettorale: sempre proporzionale ma con le preferenze. «Una delle cose più difficili è spiegare alla gente che non devono scrivere il mio nome sulla scheda» spiega.
Presidente Cuffaro, perché vuole vendere le sue quote di Capitalia?
«La situazione oggi è in evoluzione. Ma se dovesse ripresentarsi il pericolo di un’acquisizione da parte di Banca Intesa credo che la cosa migliore sarebbe fare cassa. Soldi che servirebbero alla Sicilia. Ma il nodo di fondo è un altro. Ho intenzione di chiedere conto e ragione al patto di sindacato di Capitalia di quanto succede in Rcs, di cui Capitalia è socia. Mi devono spiegare perché un direttore di un’azienda nella quale abbiamo una partecipazione ha preso una posizione così politica. Vede sono convinto che è in atto un’operazione di disgregazione prima che elettorale, culturale».
Non le sembra di esagerare?
«Affatto. Le porto tre esempi: la legge sulla procreazione assistita e il referendum; l’accanimento per respingere Buttiglione che esprimeva solo le sue idee da cattolico; e infine la cacciata di Fazio, uno degli ultimi a difendere la finanza cattolica. Questo atteggiamento risulta evidente dalla aggressioni che subiamo io e Formigoni, che siamo quelli che hanno fatto delle buone leggi sulla famiglia, leggi sulle imprese sociali e abbiamo finanziato, chiese, seminari, strutture per gli anziani».
Lei e Formigoni baluardi dell’identità italiana?
«Entrambi abbiamo tentato di dare un’anima al nostro programma, al di là delle infrastrutture. Provano ad aggredire alle fondamenta un’appartenenza, una scelta».
Il suo sembra un appello al mondo cattolico, che non può che stare con il centrodestra...
«Certo. Vede per esempio in Sicilia, io non ho i problemi della Borsellino che non sa se l’idea di famiglia della sua coalizione sia quella di Sergio Mattarella o di Claudio Fava o di Francesco Forgione. Voglio vedere cosa farà Bertinotti se diventerà presidente della Camera. Lui è il più democristiano della sinistra, ma come difenderà le pensioni, lo Stato sociale dopo?».
Chi vince alle nazionali?
«In Sicilia prenderemo almeno, dico almeno, il 54%. Ne sono certo. E noi saremo pari a Forza Italia. Ma sono pronto a scommettere che anche a livello nazionale la Cdl vince».
Subito dopo, alle regionali il suo competitor è il simbolo dell’antimafia, Rita Borsellino. Nessun imbarazzo, soprattutto per la condizione in cui si trova oggi, imputato in un processo di mafia?
«Nessuno. Io non sono stato mai a braccetto con la mafia. Dico mai. Ho fatto più cose concrete io contro la mafia che chiunque altro politico. Programma quadro con Finanza, prefetti, ministero degli Interni per combattere l’illegalità, per la sicurezza e per le opere infrastrutturali. Siccome lo Stato non ha i soldi, siamo stati noi come Regione a finanziare caserme, commissariati nei quartieri caldi: finanziare il commissariato di Brancaccio vale più delle chiacchiere del boss Guttadauro al telefono, non crede? O anche la caserma dei carabinieri a San Lorenzo. Un lungo elenco del quale voglio sottolineare che abbiamo ridotto le stazioni appaltanti da 480 a 9. Dico nove. E le abbiamo affidate a prefetti, questori, magistrati. Non credo che tutto questo ci metta dalla parte della mafia».
Eppure continua a ricevere accuse di contiguità...
«Io ho scelto di farmi processare dai giudici, non sono scappato dopo che ero stato eletto eurodeputato. Anche stavolta se verrò eletto senatore, rifiuto perché io voglio restare in Sicilia. Chi guarda a occhi aperti tutto quello che ho fatto non può farmi queste accuse».
Non può negare che in Sicilia le inchieste per mafia coinvolgono sempre qualcuno dell’Udc...
«Siamo una grande forza che sta nel territorio, non chiusi in un ufficio. Voglio ribadire però con chiarezza una cosa: siamo antimafiosi e se qualche mafioso pensa di votare per noi quel voto sarà usato contro la mafia».