La cugina di Sara sotto torchio per molte ore Giallo sul telefono

TarantoÈ entrata nella caserma dei carabinieri di Taranto alle nove del mattino, è rimasta sotto torchio fino a tarda sera. Per ore gli investigatori hanno tentano di ricostruire quella torrida giornata di fine estate che s’è portata via il destino di Sara: le indagini sul mistero della quindicenne di Avetrana ripartono da qui, dall’interrogatorio della cugina, Sabrina Misseri, che quel 26 agosto aveva appuntamento con lei per andare al mare. Ma Sara a quell’appuntamento non è mai arrivata. E da allora l’unica traccia è il telefono cellulare della quindicenne, affiorato mercoledì da un terreno a poca distanza dalla provinciale per Nardò: lo ha trovato suo zio, Michele Misseri, il padre di Sabrina; l’apparecchio, in parte bruciato, era vicino a un albero di ulivo, un fazzoletto di terra che adesso è incorniciato nel nastro dei carabinieri.
Oltre alla cugina, ieri sono stati ascoltati alcuni amici tra cui un giovane che era già stato sentito per otto ore in una prima fase delle indagini. L’impressione è che l’inchiesta sia approdata a una fase delicata. In ogni caso, in questa storia che ha fatto sprofondare nell’angoscia un piccolo centro agricolo di neanche ottomila abitanti, si accavallano altri lati oscuri. Uno di questi riguarda il luogo in cui è stato trovato il cellulare: quel podere era già stato controllato dai carabinieri, ma non era stato scoperto nulla. E invece, martedì il padre di Sabrina ha trovato il telefono: era andato laggiù per ripulire il terreno dalle erbacce, ha appiccato il fuoco alle stoppie, è andato via ma è tornato indietro perché si è ricordato di aver lasciato un cacciavite; a quel punto ha visto l’apparecchio, con un ciondolo a forma di teschio e una linguetta di plastica, quella delle lattine che Sara amava collezionare perché voleva farsi un braccialetto, e ha chiamato i carabinieri. «È stata una combinazione, lo giuro», afferma con la voce strozzata dalle lacrime aggiungendo di aver sentito, la sera prima, il rumore di un’auto di grossa cilindrata che passava vicino a casa sua. La madre di Sara gli crede. «Se dovessi escludere una persona escluderei proprio mio cognato, lui non c’entra niente», assicura Concetta Serrano Spagnolo. Anche Valentina, la sorella di Sabrina, difende il padre: «È sincero, mi dispiace che sia stato lui a trovare il cellulare di Sara perché pensiamo alla malignità della gente», dichiara.
Intanto il proprietario del podere, ricoverato in ospedale, spiega di aver affidato il lavoro un mese fa mentre l’altro agricoltore che era sul posto, Carmelo Parisi, conferma tutto: «Michele aveva perso il cacciavite che aveva usato per aggiustare il trattore che aveva avuto un guasto, per questo è tornato nel campo». Poi precisa: «Non c’ero ma è andata così».