La cultura dei piedi e delle teste

Siamo il lumicino di coda del mondo nel «consumo» di prodotti artistici, lamenta Michele Serra (la Repubblica del 16 luglio): il primo museo al mondo per visitatori è il Louvre, noi siamo al settimo posto con i Musei Vaticani, grazie alla Cappella Sistina, gli Uffizi sono al ventunesimo... Ora, se non si può non concordare sulla nostra scarsità di investimenti pubblici in beni artistici, sui numeri della «fruizione» di questi beni occorrerebbe una più profonda e pacata riflessione. Siamo sicuri che dilatare i numeri significhi un reale aumento di cultura? Sul rischio delle masse di visitatori «mordi e fuggi» ha già più volte lanciato l’allarme l’attuale direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci che la settimana scorsa lo ha ripetuto dall’Ermitage di San Pietroburgo: i 2000 visitatori al giorno della Cappella Sistina, il milione e mezzo di visitatori annui degli Uffizi rappresentano più un pericolo che un bene. Esiste tra la buona salute dell’opera d’arte e il suo «consumo» un equilibrio che, se stravolto, porta alla distruzione dell’opera stessa. «E poi - ha aggiunto Paolucci - più che sul numero di piedi che entrano in un museo, bisognerebbe interrogarsi sul numero delle teste in cui è rimasto qualcosa quando escono». E questo sì che è un reale problema di cultura.
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