La cultura enogastronomica ha finalmente un’Accademia

Nasce nella capitale, con l’adesione di 470 professionisti della ristorazione e una affollata cerimonia in Campidoglio, l’Accademia della Cultura Enogastromica. L’obiettivo, annunciato dal presidente Pier Giorgio Tupini, è «favorire il cambiamento culturale degli addetti alla somministrazione degli alimenti e sviluppare l’informazione sul mondo della ristorazione italiana, attiva nel Paese e all’estero».
«Si punterà sulla formazione - ha aggiunto Tupini - e con l’aiuto già raccolto dalla Fipe, dalla Siga e dalle istituzioni, si cercherà di offrire supporto sia ai giovani che si affacciano ai mestieri di cuoco e di cameriere che agli imprenditori che decidono di investire nel settore della ristorazione.
Del resto l’esigenza di una formazione professionale rispetta pienamente le scelte della Ue che indicano proprio la figura del titolare del ristorante quale responsabile della somministrazione professionale degli alimenti. Impegno non da poco in tempi di continue emergenze in campo alimentare».
Presente anche il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, secondo il quale «l’accademia va accolta con grande consenso perché potrà rappresentare un ulteriore strumento di difesa della cultura enogastronomica nazionale di fronte ai tentativi di imitazione all’estero.
«Come il Bollino blu, avviato dal ministero della Salute, che supporta la ristorazione di qualità permettendo alla clientela una facile identificazione attraverso la vetrofania. A tutto ciò si aggiungono i nuovi corsi di formazione e informazione che trovano il supporto del ministero della Salute, anche per ribadire - ha concluso Cursi - che sulla sicurezza alimentare l’Italia è ai primi posti».
Lo sviluppo del settore passa, secondo il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, «attraverso l’auspicabile spontamento delle funzioni della Pubblica amministrazione da fornitrice di concessioni e rilasci, e spesso di lentezze burocratiche, a quella di promozione e motore dei controlli che favoriscano la libertà d’impresa e la tutela del consumatore che ha diritto a cibi sani e freschi».