CULTURA, UN FIORETTO È MEGLIO DI UN FIORE

Oggi, lo spettacolo e la cultura fanno sciopero contro i tagli del governo. A Genova, ad esempio, il Carlo Felice guida la carica del pianto. E in tanti gli andranno dietro: molti cinema chiuderanno, la maggior parte dei teatri avranno le porte sbarrate.
Scelta legittima, per carità. Personalmente, credo che i soldi spesi per lo spettacolo siano quelli spesi meglio e che è molto più spesa «sociale» quella per finanziare la cultura, così come quella per il verde pubblico, piuttosto che tante altre spese che nei capitoli di bilancio sono classificate come «sociali» e che altro non sono che finanziamenti a pioggia a volontariato tale solo per autodefinizione o a poveri solo per autodichiarazione o a categorie esentate dai doveri a prescindere. Penso, ad esempio, alla previsione del Comune di non far pagare le mense scolastiche ai ragazzini nomadi indipendentemente dai parametri di reddito.
Però, è anche vero che esiste cultura e cultura. E’ anche vero che, in questi giorni, Savina Scerni col suo Politeama mette in scena tre spettacoli di valore come Notre dame de Paris, il musical di Alessandro Preziosi su Colombo e lo Zorro di Margaret Mazzantini e Sergio Castellito, senza prendere soldi pubblici e senza giaculatorie. E’ anche vero che Genova solo da qualche mese ha la fortuna di avere un assessore alla cultura come Luca Borzani, con cui siamo in disaccordo su mille cose, con cui abbiamo anche pubblicamente discusso lo scorso anno sul convegno dedicato all’altra resistenza, ma che ha il grande pregio di confrontarsi con i suoi interlocutori. E ha il grande pregio di essere un assessore alla cultura che ha letto più di qualche libro, che sa di cosa parla e che non pensa che Kant sia una forma dialettale del verbo cantare o che Goethe sia un bicchiere particolarmente usato in Liguria.
Vi svelo un piccolo retroscena: Borzani, qualche settimana fa, ha invitato noi giornalisti a un incontro per chiederci quali sono le iniziative culturali più sentite dai nostri lettori e per presentarci i programmi del Comune per questi ultimi mesi dell’anno. E, a partire dalla mostra dei macchiaioli che vi abbiamo presentato nei giorni scorsi, si tratta di un programma di tutto rispetto. In soli tre mesi, si vivrà a Genova un piccolo 2004. E questo, ovviamente, è un fatto positivo.
Quello che però abbiamo detto a Borzani - e gliel’abbiamo detto volentieri proprio perchè è il migliore dei suoi - è che, troppo spesso, la cultura del Comune vuole volare alto senza averne la forza. Che, troppo spesso, chi ci governa ha qualche snobismo di troppo o qualche puzzetta sotto il naso in eccesso che lo fa scappare da tutto ciò che è popolare e che piacerebbe ai suoi concittadini, come piace ai romani ciò che propone loro un sindaco come Walter Veltroni, certo non un pericoloso reazionario. E, soprattutto, gli abbiamo detto che Genova ha un sistema museale pletorico. Che un museo (compresi alcuni di quelli aperti recentemente) è un costo spesso troppo alto per la collettività. Che, a volte, piuttosto che uno di questi «fiori all’occhiello», sarebbe meglio un fioretto all’occhiello. E che, senza sprechi, non ci sarebbe bisogno di tagli.