«Cultura in Galleria» Il salotto di Milano ospita i suoi autori

Ogni domenica un libro. Ci saranno tra gli altri Giorello, Galimberti e Ravasi

Serena Coppetti

Ha cominciato domenica scorsa con Salvatore Niffoi e la sua «Vedova scalza» che si è aggiudicata il Campiello pur col suo intercalare sardo. Si prosegue domenica prossima con «Le cose della vita» di Salvatore Veca. E proseguirà con Reale e Sini per parlare di Agostino, eppoi Umberto Galimberti, Sergio Romano, Giulio Giorello per concludere col «Diario laico» di Ravasi. Ecco «Cultura in Galleria» rassegna curata da Massimiliano Finazzer Flory alla settima edizione, quest’anno con un filo conduttore: la scrittura.
Cioè?
«Scrittura come luogo dove chi legge e chi scrive ascolta se stesso. Scrittura anche come lotta contro la società dell’interruzione, come silenzio, meditazione. Ecco perché abbiamo pensato alla domenica. Quest’appuntamento diventa una sorta di messa laica intorno alla cultura.
Perché solo saggi?
«Fin dall’inizio la scelta è stata per la saggistica e non la narrativa che vive un momento di stanchezza in Italia. Tutti i libri che vengono presentati ai nostri incontri sono alla loro prima uscita pubblica. Vogliamo assicurare anche una certa emozione a chi partecipa. Per questo gli autori non sanno mai che domande rivolgerò loro. Ho scelto la Galleria perché è il vero centro letterario di Milano. Una piazza coperta che sa di agorá greca. I vecchi milanesi dicono che è il salotto buono e io lo difendo per non farlo diventare solo un centro commericiale. Parleremo di filosofia e scienza con Giorello, di psichiatria vista da un filosofo, di come scrivere la storia con Sergio Romano per finire con Ravasi. A febbraio faremo una serie di incontri tutti dedicati alle donne».
C’è un grande dibattito sulla cultura a Milano...
«Siamo in un momento di molta confusione in cui il visibile conta più dell’invisibile. E questo vorrebbe dire che conta solo la comunicazione. Eppure a Milano forse la domanda è più colta dell’offerta. Io sono per l’etica del fare. È una città che deve allargarsi alla sua realtà di area metropolitana. Bisogna costruire tradizioni. Il passato serve solo a produrre futuro. E la Galleria ne è un esempio. A seconda dei contenuti può diventare un centro culturale o commerciale».
Cultura in galleria, domenica ore 11, alla libreria Rizzoli, in Galleria Vittorio Emanuele