LA CULTURA DA MERCATO

Caro Lussana, Genova si appresta a dare un altro addio a una parte di se stessa: la libreria Assololibri di via San Luca.
Quella libreria al centro della città vecchia, gestita dal romano Fabio, marito della «camoglina» Alessia, dove si sono sempre alternate la tranquilla Serena o Alessandra dagli occhi birbanti, quella libreria aperta sul caruggio, sempre piena di lettori curiosi, dove potevi comprare un libro e se non ti piaceva, riportarlo e cambiarlo con un altro, quella libreria dallo sconto di almeno il 10%, quella libreria dove gli addetti mettevano un loro sigillo di preferenza ai tanti volumi (ed io quasi mai mi sono trovato in disaccordo con loro), quella libreria che ci venivano da Albaro e Castelletto, per la cortesia, l'efficenza, l'entusiamo di chi ci lavora, quella libreria antica, ferita quasi a morte durante la guerra e poi risorta, quella libreria dove i libri sono considerati libri e non salami o calzini da incartare per incassare soldi, quella libreria dove non c'è solo rispetto, ma amore per i libri, conoscenza dei libri, del loro significato, della loro importanza... sta per chiudere.
È stata venduta a un tizio di Firenze specializzato nella vendita di libri nei supermarket, assieme alle pizze surgelate, alla pasta, ai salumi e ai formaggi di plastica e ai giocattoli e alle canottiere cinesi.
Già, i cinesi: si sono presi via del Campo e tre quarti di San Luca, e questa vendita prelude all'ennesimo orrendo negozio di cianfrusaglie a prezzo stracciato.
Dice: è il mercato.
Sarà.
Ma non mi piace, non mi piace per niente: è davvero impossibile fare cultura in questa città, se da una parte il Carlo Felice piange e librerie come questa debbono chiudere, e un altro patrimonio di professionalità, cultura, disponibilità, gentilezza e allegria viene gettato nel gran calderone della globalizzazione, nell'indifferenza generale.
Un amaro saluto.