«Per una cultura del nascere» da oggi in libreria

Gioia Locati

Un libro che, a molti, avrebbe dissolto i dubbi prima del referendum; un inno alle donne e alla maternità. «Per una cultura del nascere» (Rubbettino Edizioni) di Ferruccio Miraglia è un viaggio nell’inconscio femminile ma anche un breviario di filosofia (di vita). Si spiega perché, a certe donne il pancione «regali un senso di onnipotenza», ad altre soltanto rifiuto. Si precisa il ruolo del papà, «contenitore di angosce e paure».
Ma soprattutto si parla di «nascite con l’anima», l’anima del medico che ormai ha perso l’abitudine di frequentare le sale parto. «Purtroppo l’immagine che mi sono fatta del medico-ostetrico oggi è sovrapponibile a quella descritta da Andersen nella fiaba “I vestiti dell’imperatore”: non c’è bisogno dell’innocenza di un bambino per scoprire che sotto il camice bianco dell’addottorato si nasconde spesso il vuoto per gestire le competenze emotive che affollano le sale parto». In sostanza, dice l’autore, la mancanza d’amore è responsabile del gran numero di cesarei oltre che di parecchi altri guai. È il quinto libro del genere per l’autore, classe 1913, ex primario di ostetricia e ginecologia al Buzzi e al San Gerardo di Monza. E fondatore della società italiana di Psicoprofilassi, la stessa che ha avuto il merito di diffondere la cultura della preparazione al parto e l’etica dell’umanizzazione nell’assistenza sanitaria. Negli anni ’70 Miraglia ha promosso la collaborazione fra il reparto di ostetricia del Buzzi e l’istituto di Psicologia dell’Università degli Studi diretto da Franco Fornari. Qui è nato il famoso progetto dedicato allo studio dei sogni delle donne incinte.
«Per una cultura del nascere» è presentato oggi alla Libreria del corso, corso Buenos Aires 49 alle 17.30. Interverranno il giornalista Domenico Montalto e lo psicoanalista che ha curato la prefazione, Gustavo Pietropolli Charmet.

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