Cultura è rispetto per le istituzioni

Giancarlo Galan*

Caro Doninelli,
rispondo alla sua lettera con la quale lei mette assieme tante cose: militanza partitica e rispetto delle istituzioni pubbliche, la cultura come problema politico, la libertà culturale, formalismo, ideologia, ecc.
Andiamo per ordine. Maurizio Scaparro è stato nominato direttore della Biennale Teatro anche con il pieno consenso della Regione del Veneto, che così si è espressa in sede di consiglio di amministrazione. Non solo, ma è dalla Regione del Veneto che è venuto il primo sì al progetto di Scaparro destinato a dare inizio alle celebrazioni goldoniane del 2007.
Secondo lei, sia io che i miei collaboratori ignoriamo che Scaparro è intellettuale di sinistra da circa mezzo secolo?
Dunque, dove sta il problema? Il problema è rappresentato dal contenuto della sua lettera, dal suo punto di vista che osservo, purtroppo, essere condiviso da molti ormai. Il problema, e non si tratta di formalismo, è che si è persa addirittura la memoria di che cosa significhi tutelare l’autonomia delle istituzioni pubbliche, soprattutto quando si tratta di istituzioni culturali.
Se non c’è il rispetto dell’autonomia dell’istituzione, la cultura viene trattata, o può esserlo, come problema politico. Esattamente ciò che lei dice di non volere, ma che è proprio quello che è stato fatto da Maurizio Scaparro. Il direttore della Biennale Teatro l’ultimo giorno della campagna elettorale ha partecipato ad una manifestazione dove erano presenti solo rappresentanti politici della sinistra e lo ha fatto a Venezia, che è la città che ospita da 110 anni la Biennale.
Il libero intellettuale Scaparro da liberissimo cittadino può dire e fare ciò che vuole, ma se ricopre un ruolo pubblico deve preoccuparsi di tutelare innanzitutto l’autonomia dell’istituzione che rappresenta.
Chiaro? Queste elementari regole un tempo venivano rispettate sia dagli operatori culturali che dai politici, appartenessero questi alla sinistra, al centro o alla destra.
Solo così l’autonomia dell’istituzione pubblica poteva e può dirsi tutelata.
Tutto qui. Passo ora all’argomento tagli alla cultura. Per inciso, la manifestazione cui ha partecipato Maurizio Scaparro si è svolta all’insegna «oggi tagli, domani cultura».
La cultura di chi e per chi? Dei comici di partito che imperversano in quasi tutte le trasmissioni Mediaset e Rai e che sono lontani anni luce da qualunque cose assomigli alla cultura?
Molti decenni fa, per restare al teatro, la televisione in bianco e nero proponeva spettacoli spesso straordinari, con registi, attori e autori interpreti di autentiche esperienze culturali e artistiche. A proposito: non mi dispiacerebbe se in occasione delle celebrazioni goldoniane la Rai recuperasse, magari assieme alla Regione del Veneto, più di una memorabile edizione televisiva di alcuni capolavori di Goldoni.
Ma torniamo ai tagli. Il sottoscritto ha protestato pubblicamente contro il proprio governo quando si è saputo dei tagli al Fus. Mi sono rivolto direttamente al presidente Berlusconi e al ministro Buttiglione nella speranza che i tagli non colpissero in particolare le Fondazioni liriche e la Biennale di Venezia.
Sono certo che la mia Regione è l’unica ad aver aumentato i finanziamenti a sostegno delle attività dello spettacolo. Lo abbiamo fatto nei confronti di molti, in particolare per quanto riguarda le nostre due grandi fondazioni: il Teatro La Fenice di Venezia e l’Arena di Verona. Ed è proprio per questo motivo che avevamo deciso di collaborare al progetto di Scaparro voluto dalla Biennale.
Caro Doninelli, se Maurizio Scaparro si fosse dichiarato simpatizzante o militante di Forza Italia mi sarei comportato allo stesso modo, ove uno Scaparro «azzurro» avesse chiuso la campagna elettorale per il centrodestra a Venezia, essendo direttore della Biennale Teatro.
Da ultimo, probabilmente lei non conosce le scelte culturali compiute in questi anni dalla Regione del Veneto.
Sosteniamo grandi e piccole istituzioni culturali, anche quando queste sono dirette da rappresentanti di amministrazioni pubbliche o private di sinistra, anche se sono personalmente presiedute da esponenti della sinistra.
A noi interessa tutelare l’agibilità delle istituzioni culturali veneziane e venete e non ci interessa sapere se chi ha la responsabilità di quelle istituzioni appartenga o meno a questo piuttosto che a quel partito.
Per sua conoscenza, la Regione del Veneto ha prodotto film dedicati alla vita e alle opere di Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto e Luigi Meneghello, dando libero spazio all’autonoma creatività di registi e di attori quali Marco Paolini e Carlo Mazzacurati.
Allora, caro Doninelli, chi censura chi?
*presidente della Regione Veneto