La cultura della sicurezza

Tredici anni fa la strage di via Palestro: un’autobomba uccise cinque persone e ne ferì altre dodici sconvolgendo la nostra città.
Tra le cinque vittime, una era un immigrato dal Marocco, Driss Moussafir, di 44 anni, che al momento dello scoppio dormiva su una panchina.
Gli altri quattro erano cittadini che quella notte si trovavano al lavoro per garantire la sicurezza di altri cittadini e la tranquillità della nostra vita: tre erano vigili del fuoco: Carlo La Catena, di 25 anni; Stefano Picerno, di 36; Sergio Pasotto, di 34. Uno era vigile urbano: Alessandro Ferrari, di 29.
Gravissimi furono i danni al padiglione d’Arte contemporanea, oggi ricostruito, un simbolo della cultura e della libertà di Milano.
Il movente della strage fu subito chiaro: si trattò di un attentato mafioso. I colpevoli sono stati tutti individuati, catturati e assicurati alla giustizia: un fatto positivo, che ha segnato un momento importante nella storia della Repubblica italiana, perché troppe volte nella storia d’Italia altre stragi sono rimaste avvolte nel mistero e i colpevoli non sono stati puniti.
Ma se la strage di via Palestro non rientra nell’elenco di quelle mai chiarite, questo non attenua il nostro dolore per le vite innocenti distrutte, per la tragedia dei loro familiari, per una ferita inferta alla civiltà di Milano. Siamo qui per commemorare le vittime, per dire ai familiari che partecipiamo al loro dolore, che portiamo nei nostri cuori i loro cari, che li pensiamo con riconoscenza e con affetto.
Esprimo ancora una volta ai parenti delle vittime della strage di via Palestro la stima e la solidarietà di tutti i milanesi.
Il loro dolore è qualcosa che non possiamo neppure comprendere. Quello che possiamo dire alle madri, ai padri, alle mogli, a tutti i familiari, agli amici e ai colleghi di chi è stato ucciso quella notte è che questo sacrificio non è stato vano, ma ha riaffermato la forza della nostra città, ha cementato l’alleanza tra la società e le istituzioni, ha indotto a una più grande fermezza, a una inflessibilità maggiore nei confronti (...)